
Curioso di vedere i luoghi che hanno ispirato gli scritti ad uno degli autori in cui, negli ultimi due anni di letture mi son imbattuto spesso, oggi, ho fatto visita a Concord, ed al "Walden Pond".
Concord è una cittadina molto carina, a 40 minuti di treno da Boston, dove si respira un'atmosfera gioiale ma densa di cultura. Non a caso, sono nati e vissuti a Concord molti scrittori, come Nathaniel Hawthorne, Bronson Alcott, Louisa May Alcott, Ralph Valdo Emerson ed Henry David Thoreau. Inoltre, riempiendomi di orgoglio, praticamente tutte le persone con cui ho parlato, erano state almeno una volta nella loro vita a Firenze, una delle mete per eccellenza del turismo culturale. A Concord, ho visitato il museo cittadino, che tenta di dare una profondità temporale alla breve storia della città (non son passati nemmeno 400 anni dall'insediamento dei primi inglesi in questa terra fertile e ricca di acqua a scapito dei nativi americani) ma che è improntato soprattutto sui due personaggi locali più famosi, Emerson e Thoreau.
Ammetto che se non avessi letto "Walden, ovvero vita nei boschi" non sarei mai andato a Concord, ma la curiosità ed il caso mi hanno portato fino al posto dove Thoreau ha vissuto il suo "experiment in simplicity" per due anni, due mesi e due giorni.
Il clima è stato dei migliori per visionare i luoghi di Thoreau, faceva molto freddo, c'era molta neve ma il sole splendeva e l'aria era limpida e tagliente. Dal centro di Concord alla ricostruzione della casetta dove Thoreau ha scritto il suo libro più famoso ci sono appena 15 minuti di cammino. Sinceramente mi aspettavo qualcosa "più nei boschi"; inoltre, da quella che era la sua casetta, la ferrovia, costruita poco prima della sua esperienza "trascendentale" dista qualche centinaio di metri. Dalle sue scritture, avevo immaginato qualcosa di più selvaggio. Nonostante il clima sia estremamente difficile in gennaio febbraio da quelle parti (costantemente sotto zero e con molti centimetri di neve), non deve essere stato difficile per l'autore raggiungere i punti di approvvigionamento per compensare la carenza di cibo invernale, la città era a poco più di una passeggiata.
Il bosco, seppur senz'altro cambiato e reso più dolce per i turisti, me lo ero immaginato diverso. L'avevo pensato più difficile, più impervio, ma in realtà in questi luoghi si possono trovare solo boschi di alto fusto, non di certo difficili come la nostra macchia mediterranea. Intimamente, "Walden, ovvero vita nei boschi", mi aveva colpito perché per me il bosco è un luogo speciale. Sono stato introdotto nei boschi poco dopo aver iniziato a camminare, poco più grande, ero già attivo nelle selve per raggiunger i funghi "difficili", quelli che mio padre vedeva fra grovigli di rovi e scope ma che non poteva raggiungere a causa della sua mole. Gattonavo sotto i rovi, ad una velocità da far invidia ad un cinghiale. Intorno ai 10 anni, per dar sfogo al mio istinto di predatore dei boschi, già facevo razzia di piccoli uccelli, nelle trappole invernali che costantemente tendevo, quotidianamente prendevo pettirossi, merli, passere scopaiole, ballerine. In assoluto, ancora oggi amo il bosco ed i boschi, ed in qualche modo è la mia più intima area di comfort. Thoreau, è uno dei pochi scrittori fin ora incontrati, nelle cui scritture venga fatto esplicito riferimento ad un attaccamento elettivo, che, in taluni esseri umani, esiste fra l'uomo e l'ambiente naturale; questo suo richiamo al legame uomo-natura che traspariva dai suoi libri me lo aveva fatto sentire molto vicino.
Ma, avevo intuito che in qualche modo, in lui c'era qualcosa che lo rendeva totalmente diverso da me, e visitare i suoi luoghi mi è servito a capire meglio chi era. Mi aspettavo la città più lontana, mi aspettavo un luogo più impervio, mi aspettavo un bosco vero. Erano immagini che si erano costruite nella mia mente ma non hanno trovato un corrispettivo. Forse Thoreau non aveva le forze e la capacità per un'esperienza veramente selvaggia. Senz'altro è stata un'esperienza frugale, contro corrente in una società all'alba del capitalismo, ma, ha ragione la mia amica quando dice che in Thoreau ci sono delle profonde incoerenze.
Viene preso come uno dei padri ispiratori della "Wilderness" per i suoi pensieri rivolti alla natura, ma di "Wild", nel senso di selvaggio, le azioni e la vita di Thoreau hanno davvero poco. Thoreau è senz'altro il primo "selvaggio moderno", che ama, difende e trova ispirazione nella natura, ma che al di la delle sue esperienze orticole ed escursionistiche non ha mai provato e trovato un rapporto profondo e viscerale con essa. Non è sufficiente vivere poco più di due anni in una capanna o fare delle escursioni nei boschi per arrivare ad una comprensione intellettualmente coerente del rapporto uomo-natura. Si può entrare in intimo contatto con le viscere naturali solo quando la vita dipende esclusivamente dall'interazione con essa; solo con una esperienza di auto sussistenza e di autosufficienza totale si può arrivare a comprendere che cosa sia l'intimo contatto con la natura e che cosa significhi veramente relazionarsi con essa. Thoreau per esempio non è mai stato capace di cacciare, non è mai stato capace di uccidere; addirittura nel suo libro "Nelle foreste del Maine" si rammarica davanti all'uccisione di un Alce per il nutrimento del gruppo, da parte dei suoi compagni di escursione. Neanche Thoreau è riuscito, seppur provandoci, con le sue riflessioni sulla natura, ad uscire pienamente dall'antropocentrismo.
Al di la di questo c'è da apprezzare Thoreau, che nonostante venga definito writrer, naturalist, philosopher, political activist, lui, in una delle sue lettere datata 30 settembre 1847 si definisce così
"I'm a school master - a private tutor, a surveyor - a gardener, a farmer - a painter, i mean a house painter, a carpenter, a mason, a day-laborer, a pencil maker, a glass-paper maker, a writer, and sometimes a poetaster."
Consiglio di leggere gli scritti di Henry David Thoreau, tutti i suoi libri danno input diversi, spunti di pensiero in grado di stimolare profonde riflessioni. La cosa affascinante di Thoreau è che nonostante la sua incoerenza generale, ha scritto, senza far distinzioni, e senza troppe pretese praticamente su tutto. Non ha mai toccato le viscere di alcuna riflessione ma alcune sue intuizioni sono eccezionali.
Esistere è una grande fortuna, non mi sembrerebbe una vita spesa bene se dovessi ricalcare quella di un altro o seguire i dettami di qualche ideologia. Ci sono dei megafoni che quotidianamente ci invitano a diventare fanatici di qualcosa, che inibiscono la nostra naturale diversità, la nostra innata creatività.
Sforzatevi in maniera di far si che niente può avere lo stesso sapore.
Posted
01-09-2010 19:45
by
AlbertoFatticcioni