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Le amfetamine rendono meno liberi e più conformisti

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Esiste una diffusa dipendenza nascosta nella nostra società, quella da amfetamine. Molti dei consumatori le utilizzano per migliorare le proprie prestazioni mentali ignorando il fatto che in realtà le amfetamine tendono a rendere più "impegnati", ma non più "intelligenti". Ogni riferimento scientifico che troverete in corsivo all'interno di questo articolo è tratto dalla bibbia della farmacologia medica, il Rang, Dale, Ritter della Casa Editrice Ambrosiana.

Ci sono molti buoni motivi per non usare le amfetamine per avere più successo nella vita, ne elencherò solo alcuni.

Negli animali da esperimento, le amfetamine promuovono lo stato di all'erta e l'attività locomotoria, e aumentano il "grooming" (comportamento di pulizia del muso); inoltre gli animali diventano più aggressivi. D'altro canto, il tipico comportamento di esplorazione sistemica di nuovi oggetti da parte di ratti liberi viene ridotto dalle amfetamine. Gli animali si muovono di più ma sembrano far meno attenzione all'ambiente circostante. Sembra un po' quello che succede in molti casi all'uomo in carriera contemporaneo, che davanti alla "missione" lavoro o studio tende ad inibire la propria libertà personale, diventa più aggressivo e presta meno attenzione a quello che succede attorno di lui, sia per quanto riguarda le altre persone, sia per quanto riguarda l'ambiente.

 

Studi basati sulle risposte condizionate suggeriscono che le amfetamine aumentano il grado generale di risposta senza influenzare significativamente il processo di addestramento. Infatti, in uno schema ad intervalli stabiliti, dove viene data una ricompensa per l'abbassamento di una leva soltanto dopo un intervallo fisso di tempo (dieci minuti) dall'ultimo premio, gli animali addestrati normalmente premono la leva meno frequentemente nei primi minuti dopo il premio e aumentano la frequenza verso la fine dell'intervallo di dieci minuti, quando dovrebbe arrivare un'altra ricompensa. Da questo si intuisce che gli animali da laboratorio non "drogati" sono in grado di cogitare, ed elaborano a loro modo degli algoritmi probabilistici che possono facilitarli nella sopravvivenza. L'effetto delle amfetamine determina invece un aumento dell'entità delle risposte senza premio all'inizio dei dieci minuti di intervallo, ma non influenza o addirittura riduce la frequenza verso la fine del periodo. Questo comportamento non denota un effetto "intelligentizzante" delle amfetamine. In termini semplici si può dire che l'amfetamina tende a rendere gli animali più impegnati piuttosto che più intelligenti... e penso che anche alla nostra specie accada pressappoco la solita cosa.

 Nell'uomo, l'amfetamina causa euforia; in seguito ad una iniezione endovenosa, questa può essere così intensa da venire descritta come un orgasmo. I soggetti diventano fiduciosi, iperattivi e loquaci, e si dice che lo stimolo sessuale sia aumentato. L'amfetamina riduce la fatica sia fisica che mentale; molti studi hanno dimostrato un miglioramento delle prestazioni mentali e fisiche in soggetti affaticati, tuttavia questo effetto non viene osservato nei soggetti ben riposati. L'amfetamina mobilita quindi la capacità dell'organismo di attingere in modo forzato alla propria riserva energetica vitale, ma a "serbatoio" pieno, l'amfetamina non da niente di più. La domanda che sorge spontanea è quindi questa:

- è giusto che un organismo già provato dia fondo a tutte le proprie riserve?

Dal punto di vista evolutivo si può asserire che questo effetto è un meccanismo "antisopravvivenza" e perciò fuorviante.

 

Inoltre in soggetti affaticati, il miglioramento delle prestazioni mentali riguarda soprattutto obiettivi semplici e tediosi piuttosto che obiettivi difficili, vero che le amfetamine sono state utilizzate per migliorare le prestazioni dei soldati, che devono rimanere all'erta anche in condizioni di fatica estrema. L'amfetamina ha avuto un periodo di successo anche tra gli studenti per una sua presupposta capacità di promuovere la concentrazione prima e durante gli esami, ma è probabile che il miglioramento causato dalla ridotta sensazione della fatica possa essere eliminato dagli errori causati dall'eccessiva fiducia; uno studente di medicina che aveva assunto una quantità abbondante di destroamfetamine lasciò la sede dell'esame estremamente soddisfatto, avendo passato ben tre ore a scrivere ripetutamente il proprio nome.

 

I soggetti che fanno uso di amfetamina tendono ad aumentare le dosi per mantenere a lungo l'alto livello di euforia, ottenuto inizialmente con la dose singola, e sviluppano facilmente uno stato di "psicosi da amfetamina", che è quasi indistinguibile da un attacco acuto di schizofrenia. Queste persone sono soggette ad allucinazioni uditive e visive, accompagnate da sintomi di paranoia e da comportamenti aggressivi. Allo stesso tempo può svilupparsi un comportamento ripetitivo stereotipato (ad esempio pulire le scarpe). Se dopo alcuni giorni di somministrazione l'amfetamina non viene più assunta, solitamente segue un periodo di sonno profondo e, al risveglio, il soggetto si sente estremamente letargico, depresso e ansioso (qualche volta persino con propositi suicidi), ed è spesso affamato. Anche una dose singola di amfetamine, che produce euforia piuttosto che sintomi psicotici acuti, solitamente lascia il soggetto sensibilmente stanco e depresso.

 

L'amfetamina ha una limitata utilità clinica, sia per l'azione farmacologia sia per i numerosi effetti indesiderati che comprendono ipertensione, insonnia, tremore, rischio di esacerbazione della schizofrenia e rischio di causare dipendenza. Paradossalmente, dal punto di vista clinico, le amfetamine (soprattutto il metilfenidato, il farmaco preferito per questa indicazione) vengono usate nel controllo del deficit di attenzione e dell'iperattività dei bambini. Le amfetamine vengono anche utilizzate per curare la narcolessia, una condizione nel quale il paziente viene improvvisamente colto dal sonno a intervalli frequenti durante il giorno.

Posso capirlo nel narcolessico, ma i bambini iperattivi e/o con deficit di attenzione si "meritano" una sostanza così pericolosa? Non sarebbe meglio studiare per loro percorsi didattici/formativi/di vita diversi?

 

Il problema è che, l'idea di successo e di felicità attorno la quale ruota la forma mentis contemporanea è stereotipata (promuove il conformismo), inibisce la libertà e premia i soggetti più "impeganti" piuttosto che più intelligenti...sembra quasi una civiltà amfetaminizzata.

 

www.albertofatticcioni.com


Posted 10-21-2009 2:09 by AlbertoFatticcioni

Comments

AlbertoFatticcioni wrote re: Le amfetamine rendono meno liberi e più conformisti
on 10-27-2009 6:29

Proprio su "Le Scienze", in questi giorni, è uscito un nuovo articolo sugli  effetti a lungo termine delle amfetamine.

Ve lo riporto per intero:

"La sperimentazione sui topi ha permesso di riscontrare un deficit di memoria di lavoro anche a distanza di tempo, specie se la somministrazione avviene in età adolescenziale

Il rapporto tra l’abuso di droghe e sostanze psicotrope ed effetti neuropsicologici è un tema studiato da lungo tempo. L’ultima ricerca in ordine di tempo, effettuata su topi di laboratorio, riguarda le amfetamine e ha mostrato come l’esposizione a tali sostanze in alte dosi determini, molto tempo dopo, un significativo deficit di memoria.

A soffrirne, in particolare, è la cosiddetta memoria a breve termine o “di lavoro”, soprattutto se le amfetamine vengono somministrate agli animali nel corso dell’adolescenza, piuttosto che in età adulta.

“L’effetto è evidente quando si confrontano i due gruppi di topi, quelli esposti alle sostanze in adolescenza e quelli esposti in età adulta, in alcuni compiti che richiedono l’uso della memoria di lavoro: a parità di dosi somministrate, i primi ottengono risultati decisamente peggiori”, ha spiegato Joshua Gulley, docente di psicologia dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign, nel corso della presentazione dei risultati dello studio all’annuale congresso della Society for Neuroscience, tenutosi a Chicago. “Ciò ci porta a ipotizzare che la capacità di memoria di lavoro possa essere alterata in modo significativo dalla pre-esposizione alle amfetamine.”

Nel corso della ricerca, gli studiosi hanno testato due tipi di somministrazione di amfetamine: intermittente, con una dose costante un giorno su due, e progressiva, con dosi aumentate per un periodo di quattro giorni seguite da una dose elevata ogni due ore al quinto giorno.

I risultati mostrano così le conseguenze a lungo termine dell’abuso di amfetamine, che è possibile ipotizzare che si manifestino anche nell’uomo e che potrebbero essere rilevanti sia nei soggetti che le assumono a scopo terapeutico (come nel caso dei piccoli pazienti affetti da deficit di attenzione e iperattività. ADHD) sia - e soprattutto - nei giovani che ne fanno un uso incontrollato.

"L’adolescenza è un periodo in cui il cervello è in continuo sviluppo, e assumere amfetamine in un momento così critico potrebbe avere conseguenze negative a lungo termine”, ha concluso Gulley. “Il dato preoccupante è proprio che gli effetti si fanno sentire anche una volta interrotta l’assunzione della sostanza”.

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