AlbertoFatticcioni.com - preparazione atletica, personal trainer,consulenza fitness, allenamento personalizzato, integratori alimentari, Firenze November 2008 - Posts - Il Blog del Personal Trainer Alberto Fatticcioni - Firenze
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Il Blog del Personal Trainer Alberto Fatticcioni - Firenze

November 2008 - Posts

  • Eliminare il grasso corporeo in eccesso e salvare il metabolismo con l'allenamento

    Un fatto ben documentato in fisiologia è la riduzione del metabolismo basale nel corso di una dieta.

    In seguito ad una dieta il calo del metabolismo basale può essere dell'ordine del 45%. La riduzione del metabolismo è un salvavita evolutivo che si è sviluppato in periodi storici quando l'uomo aveva necessità di superare periodi di carestia. Questo meccanismo consente di diminuire il dispendio energetico e protegge dalla distruzione di massa corporea.

    A quanti di voi sarà successo di iniziare una dieta, di dimagrire in fase iniziale ma in breve tempo di raggiungere una fase di stallo e di non dimagrire più neanche di un grammo? Penso a molti...

    Spesso addirittura succede la cosa opposta, ci si mette a dieta, si inizia a dimagrire, si raggiunge lo fase di stallo (il metabolismo basale si è quindi abbassato), veniamo presi dallo sconforto e ci stanchiamo della dieta... e alla fine smettiamo di seguire la dieta e torniamo più grassi di quando abbiamo iniziato!

    Questo accade perchè se la restrizione alimentare si protrae, e non si fa attività fisica, il metabolismo basale si abbassa e la riduzione di grasso corporea cessa; è per questo motivo fisiologico che la dieta da sola non può funzionare. Solo se si associa dieta ed esercizio fisico sarà possibile continuare ad eliminare il graso corporeo in eccesso in quanto è l'allenamento che va ad agire sul metabolismo.

    L'obiettivo primario di una progetto indirizzato al dimagrimento deve essere quello di eliminare il graso corporeo in eccesso. Per fare questo ovviamente è importante attenersi a certe strategie nutrizionali e fare attività fisica.

    L'attività fisica oltre a facilitare il processo si lipolisi (aumenta cioè il metabolismo dei grassi), ed a permettere di bruciare un gran numero di calorie,  favorisce l'aumento della massa magra rispetto alla sua distruzione e questo permette di preservare il metabolismo.  La massa magra rappresenta quindi la chiave determinante per il mantenimento del metabolismo basale, e se questa diminuisce sarà difficile continuare ad eliminare il grasso corporeo in eccesso.

    Quindi, è inutile che vi mettiate "solo" a dieta, dovete anche allenarvi altrimenti il gioco non funziona! 

    La combinazione di un piano nutrizionale appropriato associato ad un programma di attività fisica è la satrategia ottimale per eliminare il grasso corporeo in eccesso.

     

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  • L'uva dei supermercati è infestata da pesticidi

    Tra poco arriveremo ad un'uva con gl'occhi

    La comune uva da tavola è infestata da pesticidi in una percentuale che risulta sorprendentemente alta. Su 124 campioni prelevati nei vari Paesi dell'Unione Europea, solo uno è risultato completamente privo di sostanze chimiche tossiche.

    Si tratta dei dati sconvolgenti presentati in questi giorni in ben cinque Paesi dell'Unione, raccolti dalle rispettive organizzazioni afferenti al Pesticide Action Network e Greenpeace Germania. In Italia a occuparsi della ricerca e a coordinare lo studio è stata Legambiente. Nel nostro Paese, come riferisce lo stesso rapporto dell'associazione ambientalista, sono stati prelevati 24 dei 124 campioni di uva da tavola esaminati in totale in Europa:

    L'analisi, che ha coinvolto i supermercati delle catene Coop, Esselunga, Metro, Lidl e Carrefour in sette regioni (Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania), nei quali l'uva e' stata prelevata nella settimana compresa tra il 9 e il 16 ottobre permette di confrontare i dati raccolti in Italia, Francia, Olanda, Germania, Ungheria, per un totale di 124 campioni di uva, dei quali 24 prelevati nel nostro paese.

    Nell'uva esaminata, nel totale solo un campione è risultato essere privo di componenti chimiche. In alcuni grappoli francesi sono stati addirittura rinvenuti 16 principi attivi per campione, come riportato nel dossier finale relativo all'indagine:

    I risultati complessivi (nei 5 paesi) mostrano un solo campione sui 124 analizzati, privo di residui chimici; 2 campioni contaminati da un pesticida e 121 campioni con residui di due o piu' principi chimici tra i quali un'uva francese con ben 16 principi attivi. Tra questi, 3 campioni sono risultati fuorilegge secondo la normativa attuale.

    In Italia la situazione che si prospetta per l'uva da tavola non è certo delle migliori, come fa notare proprio Legambiente:

    Delle 24 uve analizzate, tutte risultano contaminate da pesticidi. In totale 31 sono i principi attivi diversi trovati, in misura di 6,6 su ogni campione. Nello specifico, sette campioni sono stati etichettati come non raccomandabili e 17 hanno ricevuto l'etichetta di attenzione. Nessuno ha ricevuto l'etichetta di raccomandabile. Una politica veramente corretta nei confronti dei consumatori da parte delle catene della grande distribuzione alimentare dovrebbe vedere i supermercati quali principali garanti della qualità dei prodotti in commercio.

     Questo ci fa comprendere come l'agricoltura sia sempre più un business e sempre meno un'attività umana caratterizzata dalla passione per il lavoro con la natura. La nostra salute dipende dalla qualità dei nostri prodotti agricoli... non possiamo avvelenarci con le nostre stesse mani.

    L'unico modo per prevenire questo è comprare alimenti provenienti da agricoltura biologica... o coltivarseli direttamente!

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  • Le abitudini degli italiani a tavola: l'alimentazione è sempre più veloce e "tecnologica"

    Dopo le statistiche sul livello di sportività degli italiani, molto significativa è l'indagine svolta da Format, sugli "italiani a tavola", sulla quale si possono fare numerose considerazioni

    Questa indagine aveva come obiettivo quello di analizzare alcuni comportamenti degli italiani di età superiore ai 15 anni con riferimento all'alimentazione ed ai comportamenti legati all'alimentazione. Oggetto del sondaggio le seguenti tematiche: il rapporto con il cibo, il ruolo dell'alimentazione e del proprio modo di mangiare nell'ambito dei propri stili di comportamento e delle proprie abitudini, l'importanza attribuita dagli italiani ai pasti della giornata.

    RAPPORTO COL CIBO

    Il rapporto con il cibo tende ad essere associato prevalentemente alla convivialità:

    • "I pasti sono momenti importanti per riunirsi con tutta la famiglia" (48,0%)
    • "i pasti sono momenti importanti di convivialità per stare insieme, parlare e conoscere altre persone" (12,3%)

    La convivialità legata al cibo ed al mangiare più in generale viene sottolineata in prevalenza più dalle donne che dagli uomini, dagli individui con oltre 35 anni ed assai meno dai giovani e dai giovanissimi, da coloro che risiedono nelle grandi aree metropolitane e nelle regioni del Sud Italia. Il senso della convivialità sembrerebbe essere assai meno sentito nelle regioni del Nord Est.


    CIBO E IMMAGINARIO

    Gli aspetti ai quali gli italiani ricollegano il cibo nel proprio immaginario sono essenzialmente tre:

    • gusto e sapore (50,8%)
    • benessere (35,6%)
    • piacere (32,1%)

    Il gusto è stato indicato in modo più accentuato dagli individui di sesso maschile e da quelli tra i 25 ed i 55 anni.
    Il benessere è stato scelto dagli individui di età superiore ai 55 anni, mentre il tema del piacere si è rivelato un tratto fortemente maschile e giovane, indicato prevalentemente dagli individui di età inferiore ai 35 anni, e dai giovanissimi.

     

    SENTIRSI A POSTO

    Domandando agli italiani "Quante volte le è capitato nell'ultimo anno di non sentirsi a posto con il proprio modo di mangiare?"

    • il 22,3% del campione ha risposto "sempre" o "spesso"
    • il 47,4% ha risposto "raramente"
    • il 30,3% ha risposto "mai", ossia di essersi sentito sempre a posto con il proprio modo di mangiare

    Rispetto all'indagine simile dello scorso anno è risultata diminuita la percentuale di italiani che dichiara di non essersi sentito a posto (erano il 30,4% del campione).


    PORZIONI SU MISURA

    La percentuale degli italiani che ha l'abitudine di misurare le porzioni a tavola è rimasta sostanzialmente immutata rispetto allo scorso anno: era il 37,3%, è risultata pari al 35,5% nel 2008.

     

    PASTI E GIORNATA

    La cena è risultata il pasto al quale gli italiani attribuiscono maggiore importanza in assoluto (84,0%). Il 49,8% del campione degli italiani ha dichiarato di avere l'abitudine di mangiare fuori pasto. Tendono a mangiare fuori pasto le donne in misura leggermente superiore agli uomini, i giovani (meno di 35 anni) e i giovanissimi (meno di 25 anni).
    Per quanto riguarda il tempo dedicato ai pasti, aumenta rispetto allo scorso anno la percentuale di coloro che dedicano "meno di 5 minuti" alla colazione: erano il 43,5% nel 2007, sono il 62,3% nel 2008. Aumentano le percentuali di coloro che dedicano dai 30 ai 60 minuti al pranzo e alla cena. L'aumento del tempo dedicato al pranzo trova in parte riscontro e spiegazione nell'aumento della percentuale di italiani che pranza a casa.
    Il 47,7% degli italiani (soprattutto uomini e giovani) definisce "frugale" la propria colazione, contro il 41,0% che la definisce "ricca ed energetica" o "attenta e salutista". Per quanto concerne il pranzo, per il 47,8% del campione la cosiddetta "seconda colazione" è composta da un piatto unico, mentre per il 42,5% è composta da un pasto completo prevalentemente caldo. Rispetto al 2007 aumenta nel 2008 la percentuale degli italiani che ricorre al "Piatto Unico" (+6,9%).
    Il 55,6% degli italiani cena con un pasto completo prevalentemente caldo e il 41,1% con un piatto unico. Rispetto al 2007 aumenta quest'anno la percentuale degli italiani che cena in modo tradizionale, ricorrendo ad un "pasto prevalentemente caldo" (+10,4%).

    CONSIDERAZIONI

    Da questi dati emergono i grandi problemi delle abitudini alimentari degli italiani. La cena non dovrebbe essere il pasto fondamentale; dovrebbe essere data più importanza al pranzo ed alla colazione, ed a quest'ultima andrebbe senz'altro dedicato più tempo. La moda del "piatto unico" seppur efficiente (nel senso che comporta un risparmio di tempo) è difficilmente gestibile in quanto in nome della velocità del pasto vengono ignorati i cibi più salubri, la frutta e la verdura. 

     

    Per analizzare in profondità i risultati dell'indagine campionaria è stata realizzata un'analisi dei gruppi che consiste nel segmentare il campione di indagine in gruppi di intervistati il più possibile omogenei al proprio interno, in funzione delle risposte fornite, ed eterogenei tra di loro. Complessivamente sono stati identificati cinque Gruppi in funzione delle variabili considerate (variabili attive) e che sono stati descritti in funzione delle cosiddette "variabili illustrative" (sesso, età, carattere socio-professionale dei rispondenti, ecc.). Ogni gruppo è stato denominato con un nome di fantasia per facilitarne l'identificazione.

     

    Gruppo 1 (19,9%)  "Men at work"

    Per gli individui di questo gruppo i pasti sono momenti importanti di convivialità, ossia per stare insieme, per parlare con i propri colleghi di lavoro e amici, per conoscere altre persone (utili per il lavoro). Per alcuni il mangiare è il momento migliore della giornata. I componenti attribuiscono un livello di importanza "medio" alla colazione. Tutti danno molta importanza al pranzo. Non mangiano frutta o la mangiano assai raramente. Si occupano "qualche volta", o il più delle volte non si occupano per nulla, della spesa. Danno scarsa importanza alla marca del cibo, alla confezione dei prodotti e una importanza media al prezzo, alla facilità e alla rapidità d'uso. Grande importanza assumono la provenienza del prodotto (paese d'origine) e le informazioni nutrizionali (calorie, grassi). Capita assai di frequente di acquistare cibi già pronti o a preparazione rapida (piatti surgelati). Leggono raramente le etichette. Importanza "media" al confezionamento per il mantenimento dell'igiene e della sicurezza dei cibi. Tra le diverse patologie collegate all'alimentazione, preoccupa di più l'obesità. Preferiscono evitare una dieta ricca di grassi, di carboidrati, di sale, e di zuccheri semplici. Sono "mediamente" soddisfatti dell'informazione sui temi della sicurezza legata al cibo.

    CONSIDERAZIONI
    Di fatto mangiare per il gruppo "Men at work" è un espediente per stare insieme ad altri, dove il cibo non rappresenta che una comparsa. Hanno idee scarse e lacunose, talvolta del tutto erronee, circa la preparazione dei cibi, il cucinare, ecc.

     

    Gruppo 2 (13,6%) "No food: the snack generation" 


    Questi non sembrerebbero avere un rapporto sereno, o quanto meno maturo, con il cibo. Alcuni si sentono perennemente a dieta. Non hanno l'abitudine di misurare le porzioni; non mangiano quasi mai, o mai frutta. Non si occupano della spesa. Leggono raramente le etichette. Non prestano attenzione al confezionamento dei prodotti per il mantenimento dell'igiene e della sicurezza dei cibi. Non sanno nulla delle regole più elementari riguardanti il modo di trattare e conservare gli alimenti a casa, dall'evitare il contatto tra cibi crudi e cibi cotti al controllare la temperatura del frigorifero. Per i materiali credono più nel cartone e nella plastica, che non nel vetro, che quasi nessuno degli appartenenti al gruppo identifica come materiale sicuro per entrare a contatto con gli alimenti. Preoccupazione scarsa o nulla per gli alimenti conservati male in casa, verso l'eventuale presenza di ormoni negli alimenti, verso gli Ogm. Non risultano per nulla preoccupati dei seguenti comportamenti: stile di vita troppo sedentario, una dieta troppo ricca di carboidrati, proteine e grassi e povera di frutta e verdura.

    CONSIDERAZIONI
    "No food: the next generation" è un gruppo di giovanissimi, che hanno un rapporto immaturo con il cibo e l'alimentazione. Il cibo sembra una necessità alla quale doversi sottoporre ogni tanto, quando non una minaccia dalla quale non è possibile sottrarsi.

     

    Gruppo 3 (27,9%) "fast & technological food"


    Questo gruppo è formato da individui che nonostante l'interesse verso la tradizione mangiano di corsa cose già pronte. Poco importanza alla colazione, e assai meno al pranzo, che molto spesso hanno l'abitudine di saltare passando direttamente alla cena. Quasi il 50% acquista alimenti arricchiti (cereali da prima colazione con vitamine o minerali, latte con omega-3, biscotti con fibra, ecc).
    Oltre il 60% si occupa della spesa alimentare dando scarsa attenzione alle informazioni nutrizionali (calorie, grassi), media agli ingredienti, alla conservabilità, alla confezione, e alta alla provenienza del prodotto, alla marca, alla presentazione e all'aspetto del cibo e al prezzo. Oltre un terzo del gruppo compra cibi già pronti o a preparazione rapida. In cucina non lavano gli utensili, nonché le mani passando dalla lavorazione di un alimento a un altro, non scongelano i surgelati a temperatura ambiente. Per i materiali ritenuti più sicuri a contatto con l'alimento hanno più fiducia nel cartone e nelle lattine, che non nel vetro. Hanno minore preoccupazione per gli alimenti scaduti, per quelli conservati male nella catena di distribuzione e a casa, per pesticidi, ormoni, Ogm, additivi. Sono mediamente preoccupati per le malattie cardiovascolari e l'obesità. Non temono una dieta troppo ricca di carboidrati, di zuccheri semplici, di proteine.

    CONSIDERAZIONI
    Manifestano un atteggiamento duplice nei confronti del cibo: da una parte è qualcosa che li aiuta a rilassarsi e prediligono i sapori e le abitudini della tradizione famigliare, dall'altra però sono anche i più forti consumatori di cibi pronti, di prodotti sostitutivi. Mangiano velocemente, mangiano "altre cose", prodotti arricchiti tecnologicamente, a volte senza neanche sedersi a tavola.

     

    Gruppo 4 (16,3%) "True food"


    Hanno interesse per i cibi tradizionali, per i cibi che mangiavano o mangiano i propri genitori. Sono preoccupati di evitare i cibi adulterati. Grande importanza a tutti i pasti della giornata, in particolare alle cena e al pranzo, meno alla prima colazione. Non saltano mai il pranzo, che consumano prevalentemente a casa. Non utilizzano pasti sostitutivi come le barrette, non utilizzano dolcificanti, integratori di vitamine, minerali e alimenti arricchiti. Attenti agli alimenti conservati male in casa o scaduti. Preoccupano le allergie, il colesterolo e l'obesità. Tra i vari comportamenti associabili al modo di mangiare prestano attenzione allo stile di vita non sedentario, a non essere esposti ad una dieta povera di frutta e verdura, troppo ricca di sale.

    CONSIDERAZIONI
    Sanno cucinare, e sanno come rapportarsi con il cibo e la cucina, ne conoscono le regole e la disciplina. Sanno evitare comportamenti scorretti per quanto concerne la salvaguardia delle elementari regole di sicurezza alimentare a casa propria. Hanno con il cibo un rapporto sereno.

     

    Gruppo 5 (22,0%) "genesi"


    Hanno interesse per cibi nuovi e per quelli della tradizione italiana. Fanno attenzione alla dieta, che vivono in modo maturo e razionale, senza traumi. Le preferenze tengono in scarso conto della preoccupazione di evitare cibi contaminati o transgenici, delle indicazioni delle riviste o della televisione, nonché di motivazioni di carattere etico, religioso, o filosofico.
    Hanno l'abitudine di misurare le porzioni, di pranzare e di cenare sempre nei giorni lavorativi. Non saltano i pasti. Utilizzano i prodotti sostitutivi (es. barrette, bibite ecc.), i dolcificanti alternativi (es. aspartame, saccarina, ecc.), gli integratori di vitamine e minerali e gli alimenti arricchiti. Nel corso della giornata mangiano spesso frutta. Si occupano della spesa. Nella scelta di acquisto del prodotto prestano attenzione alla provenienza, alle informazioni nutrizionali, al prezzo, alla marca, alla conservabilità, alla porzionatura, alla confezione, alla presentazione e all'aspetto del cibo. Non acquistano cibi già pronti o a preparazione rapida.
    Leggono sempre le etichette. Tra i problemi, destano preoccupazione il diabete, l'obesità, il colesterolo e le allergie. Temono una dieta troppo ricca di grassi e di carboidrati, povera di frutta e verdura, e non amano uno stile di vita sedentario. Non ritengono soddisfacente l'informazione sulla sicurezza alimentare.


    CONSIDERAZIONI
    Non hanno verso il cibo alcuna forma di timore e di paura. Potenzialmente pericoloso è il forte orientamento verso i prodotti alimentari ad alto contenuto tecnologico; ma questo è senz'altro frutto della giovane età degli individui che appartengono di fatto ad una cultura più "tecnologica". 

    La tecnologia può andare bene, ma solo se serve a salvare la "naturalita" e la qualità del cibo: un cibo eccessivamente tecnologico rischia di diventare un cibo "artificiale", un qualcosa che il nostro DNA non è in grado di riconoscere e quindi potenzialmente dannoso...

    ...frutta, verdura, semi oleosi, radici, tuberi, legumi, cereali integrali, carne, uova pesce tutto questo il nostro DNA lo riconosce! 

     

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  • Le arterie "otturate" dei bambini obesi

    Come saranno le sue arterie???

    Le arterie dei bambini e degli adolescenti obesi sono simili a quelle di un soggetto di 45 anni, secondo una ricerca presentata alle Scientific Sessions 2008 dell'American Heart Association

    Il gruppo di studiosi che ha svolto la ricerca ha utilizzato una tecnica a ultrasuoni per misurare lo spessore delle arterie carotidee, che forniscono il sangue al cervello in una corte di giovani obesi, 34 maschi e 36 femmine di età media pari a 13 anni. In particolare è stato analizzato il parametro CIMT (carotid artery intima-media thickness) che fornisce una stima della formazione di placche all'interno delle arterie, un noto fattore di rischio per eventi quali l'infarto del miocardio e l'ictus cerebrale.

    Secondo le analisi, i soggetti avevano livelli anomali di uno o più parametri ematici, in particolare elevati livelli di lipoproteina a bassa densità (LDL), meglio conosciuta come "colesterolo cattivo", bassi livelli di lipoproteina ad alta densità (HDL), noto anche come "colesterolo buono", o alti livelli di trigliceridi. Il 57 per cento dei soggetti avevano un indice di massa corporea oltre il 95° percentile.

    Il valore medio di CIMT era di 0,45 millimetri con valori massimi di 0,75 millimetri. Ma il risultato preoccupante è che l'"età vascolare" dei soggetti, ovvero l'età per la quale è considerato normale lo spessore delle arterie riscontrato, è risultata di 30 anni maggiore dell'età biologica.

    Tra i vari fattori di rischio, è risultato importante il livello di trigliceridi: le persone con valori oltre i 100 mg/dl avevano con maggiore probabilità un'età vascolare avanzata.

    "L'età vascolare è risultata più avanzata nei bambini e nei ragazzini in cui la condizione di obesità era associata a un alto valore dei trigliceridi: tale combinazione dovrebbe essere considerata un campanello di allarme per i rischi cardiovascolari", ha commentato Geetha Raghuveer, che ha partecipato alla ricerca.

    Questo mi sembra un altro buon motivo per stare attenti all'alimentazione dei nostri bambini...non è facile, ma spesso è più importante dire "NO" che accontentarli in ogni loro richiesta alimentare. 

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  • La memoria motoria

    Si comincia con l'aiuto di due rotelle, poi di una sola, infine in perfetto equilibrio su due ruote. Si dice che andare in bici, come sugli sci, una volta imparato, non si scorda mai, questo in realtà vale per tutti i movimenti. Questa osservazione empirica è stata confermata da uno studio di neurobiologia, condotto dall'Istituto Max Planck di Martinsried, in Germania, e dall'University College di Londra e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature. I ricercatori hanno dimostrato che l'esercizio di equilibrio e di coordinamento, o la percezione visiva, che a livello cerebrale sono possibili grazie alle sinapsi fra neuroni (il collegamento e lo scambio di informazioni fra cellule nervose), anche se vengono interrotti da elementi esterni, non devono essere appresi di nuovo.

     

    IL CERVELLO NON RESETTA

    Il cervello non dimentica. Anche se è un organo che si adatta alle circostanze, cambiando alcuni «connotati», lo fa fino a un certo punto. Questa capacità si chiama «plasticità strutturale» ed è caratterizzata da cambiamenti nella struttura delle sinapsi, dei neuroni e della rete di comunicazione fra questi. La nuova ricerca dimostra, però, che c'è una considerevole differenza tra il numero di nuovi collegamenti fra le cellule, a seconda che un'informazione che arriva al cervello sia nuova o ripresa per la seconda volta. Gli scienziati hanno osservato alcuni topi, i cui cervelli sono stati attentamente monitorati. In una prima fase è stato loro impedito di vedere da un occhio. I neuroni della corteccia visiva cominciavano subito a stabilire nuove connessioni e cinque giorni dopo le cellule erano già in grado di processare le informazioni da un occhio solo. Tuttavia, recuperando la visione bioculare, i neuroni dei roditori riprendevano l'antica funzione a 360 gradi.

     

    L'ALLENAMENTO A CONDIZONI DIFFICLI

     «Quello che ci ha sorpreso di più, monitorando il cervello attraverso strumenti di imaging», ha precisato Mark Hübener, capo del team che ha condotto la ricerca, «è stato capire che la maggior parte delle appendici sviluppate con un solo occhio a disposizione, rimanevano tali, anche se la visione tornava completa. Ciò significa che il cervello dimentica ciò che ha appreso, ma è pronto a riprendere tutte le informazioni e le connessioni dimenticate, una volta che si ristabiliscono le stesse condizioni esterne. Inoltre, con l'andare del tempo acquisisce velocità nell'adattarsi a una o all'altra situazione». In pratica, nell'attesa che un'esperienza, anche traumatica, come perdere l'equilibrio in bici o sugli sci su una pista nera, avvenga una seconda volta, il cervello preferisce «conservare» le appendici create, per «i giorni bui».

     

    ENGRAMMI

    L'apprendimento di una nuova abilità motoria richiede, all'inizio, una concentrazione intensa. Il livello di concentrazione diminuisce man mano che il movimento diventa familiare. Infine quando il movimento sarà perfettamente acquisito, potrà essere ricordato facilmente, tutt'al più con uno sforzo cosciente minimo. Come si raggiunge questo livello? Si ritiene che gli schemi motori specifici, una volta acquisiti, siano immagazzinati nell'encefalo per poter essere riproposti al momento opportuno. Questi schemi motori memorizzati sono definiti engrammi e costituiscono la memoria motoria.

     

    IL MIO PENSIERO 

    Questo ancora una volta ci fa comprendere come sia importante stimolare la motricità umana a 360 gradi, questo vale per tutti, ma in particolar modo per i bambini. Viviamo in una società sempre più sedentaria dove il movimento viene osteggiato anzichè incoraggiato, ho ancora in mente la maestra che mi diceva:

    • "Alberto stai fermo a quel banco, non ti muovere su quella sedia, non ti alzare"

    Oppure le parole di molti genitori al parco che dicono ai loro figli

    • "Non ti muovere troppo altrimenti sudi"

    Il muoversi ed il sudare nel ventunesimo secolo sono diventati dei tabù e sono considerati comportamenti socialmente inaccettabili propri solo di società selvaggie...ma  le esperienze di movimento sono fondamentali per tutti, ed in particolar modo per una crescita sana dei bambini.

    Se volete bene ai vostri figli fateli muovere...

     

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  • L'attività fisica è il miglior farmaco per prevenire e curare il diabete di tipo 2

     

    Un sano stile di vita, basato su attività fisica regolare e alimentazione corretta, è in grado di prevenire o ritardare l'insorgenza del diabete di tipo 2 ed è un mezzo terapeutico efficace al pari della terapia farmacologica». Un'affermazione all'apparenza molto semplice, scontata. Invece è la conclusione di anni e anni di ricerca sui meccanismi e lo sviluppo di una malattia che ormai non ha più frontiere, che ha conquistato anche i Paesi del Terzo Mondo. Alcune delle maggiori multinazionali del farmaco stanno continuando a investire miliardi di dollari per trovare una soluzione. Il risultato sono un armamentario di molecole davvero notevole ed efficace, se ben utilizzato. Ma la chiave della prevenzione e del controllo del diabete di tipo 2 (quello legato ad un consumo eccessivo di carboidrati, al sovrappeso e all'obesità, a differenza del tipo 1, o giovanile) è l'attività fisica. Le regole per avvantaggiarsi di questa opportunità a costo zero sono state raccolte in un pieghevole che è uno degli strumenti della campagna «Dawn» (Diabetes Attitudes Wishes & Needs), patrocinato da ministero del Welfare, Federazione internazionale contro il diabete e associazione diabete Italia. Ogni punto trova solide radici nell'evidenza scientifica. Tra le informazioni da non dimenticare, quella sul dosaggio più efficace. Vengono prescritti 60 minuti di attività al giorno, che possono essere suddivisi in tante frazioni. Ad esempio, una camminata a passo veloce la mattina, salire le scale tutte le volte che è possibile, ginnastica a casa. Per prevenire o curare il diabete non c'è bisogno di andare per forza in palestra.

    IL DECALOGO

    Ecco il decalogo della Federazione Italiana contro il diabete, preparato per la giornata mondiale contro il diabete del 14 novembre 2008.

    1. Una regolare attività fisica è necessaria per ottenere un buono stato di salute psico-fisica e migliorare la qualità della vita.
    2. La sedentarietà e una cattiva alimentazione predispongono l'insorgenza delle moderne malattie croniche: obesità e diabete di tipo 2.
    3. La crescita vertiginosa di obesità e diabete nell'adulto e nel bambino devono essere contrastate in prima istanza, con la modifica degli stili di vita: alimentazione e attività fisica.
    4. Un sano stile di vita - attività fisica regolare e alimentazione corretta - è in grado di prevenire o ritardare l'insorgenza del diabete di tipo 2 ed è un mezzo terapeutico efficace al pari della terapia farmacologica. Nelle persone con diabete 1 contribuisce, unitamente alla terapia farmacologica, a un consapevole miglioramento nella gestione del controllo metabolico, del benessere psico fisico e dell'autostima.
    5. Un sano stile di vita prevede almeno 30 minuti al giorno di attività fisica di intensità lieve-moderarata.
    6. Per ottenere maggiori benefici è necessario un impegno complessivo di 60 minuti in attività fisica ad intensità moderata-intensa nell'arco della giornata.
    7. Per intraprendere un programma di esercizio sicuro ed efficace sono fondamentali una valutazione preliminare da parte del medico, la prescrizione e la supervisione dell'esercizio da parte dell'esperto in attività motoria.
    8. Qualora non sussistano controindicazioni è auspicabile integrare nell'esercizio aerobico (cammino, bicicletta, nuoto) l'esercizio di forza (esercizi con i pesi) unitamente a esercizi per la flessibilità (ginnastica a corpo libero).
    9. L'intregrazione tra l'attività fisica nel tempo libero e l'esercizio fisico supervisionato e controllato è la condizione ideale per ottenere i massimi benefici.
    10. Per trasformare questi principi in azioni è necessaria l'interazione dei principali attori coinvolti nel processo: istituzioni, medici, esperti dell'esercizio, associazioni di persone con diabete ed educatori.

     

    IL MIO PENSIERO

    Il diabete stà diventando una moderna piaga sanitaria per alcuni semplici motivi, sarebbe sufficiente leggere la storia dell'evoluzione umana per comprendere:

    • l'uomo per sua natura funziona bene in tutto e per tutto solo se si "muove"; la sedentarietà non può altro che portare a patologie da "sedentarietà"...ed il diabete è una di queste
    • l'uomo per sua natura deve nutrirsi di alimenti il più naturale possibili (non a caso la frutta, la verdura, i legumi ed i cereali integrali che sono tutte fonti di carboidrati a basso indice glicemico consigliate per i diabetici, subiscono pochi se non nessun processo di elaborazione industriale)
    • la dieta contemporanea è troppo ricca di carboidrati raffinati (pane, dolci, crakers, pasta, riso brillato etc...), troppo povera di alimenti ricchi di fibre (verdure, cereali integrali ed alcuni frutti) e troppo povera di fonti proteiche magre

     

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  • Gli italiani sono sempre più sedentari

    Meno movimento più grasso!

    In Italia ci sono sempre più "punti offerta sportiva" che tabaccai e bar...ma nonostante l'aumento dell'"offerta sportiva" aumenta anche il numero della popolazione sedentaria, quella che non fa alcuna attività fisica; la Campania è risultata dall'ultimo studio la Regione più sedentaria d'Italia, ed infatti, non a caso, da un'indagine passata era risultata anche la più obesa.

    Questa è la "fotografia" del primo Rapporto Censis, "Sport & società", presentato oggi nel Salone d'onore del Coni. Il dato del 41% di sedentari è riferito all'anno 2006, ultimo anno disponibile: dimostra come 2 italiani su 5 non svolgano alcuna attività fisica o sportiva.


    L'incremento della sedentarietà desta allarme e preoccupazione ed è necessario analizzarlo nei suoi diversi aspetti e nelle sue differenti manifestazioni. L'analisi evidenzia una maggiore propensione maschile verso la pratica sportiva, però la distanza tra maschi e femmine pare diminuire con il tempo: si registra infatti un incremento della quota di uomini inattivi (36,2% nel 2006, il 33% nel 2000, il 30,9% nel 1995), mentre restano sostanzialmente stazionari i livelli di sedentarietà registrati tra le donne (45,5% nel 2006; 43,5% nel 2000 e 44,2% nel 1995). Non solo: a partire dai 25 anni il livello di diffusione della pratica fisico-sportiva cala e questo è un altro dato poco felice.   

    Ma sono gravi soprattutto le carenze nello sport scolastico, i bambini ed i ragazzi italiani non ricevono un'educazione allo sport ed al movimento,  la scuola di oggi può essere senz'altro considerata la fabbrica della sedentarietà di domani; è facile comprendere che se non si inseriscono delle efficienti politiche di avviamento allo sport nel periodo scolastico il numero dei sedentari e di conseguenza anche quello degli obesi è destinato ad aumentare.

     Non fermatevi... continuate a muovervi... il vostro corpo e la vostra mente vi ringrazieranno!

     

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  • Il risveglio del guerriero

    Il risveglio del guerriero

     

    Vorrei ringraziare il mio caro amico Riccardo Garaffi, fotografo professionista (riccardogaraffi@hotmail.it), per avermi scattato questa bellissima fotografia dal titolo "Il risveglio del guerriero".

    La foto risale a luglio 2008. Con questo scatto, Riccardo ha ottenuto un ottimo piazzamento in un concorso fotografico.

    A lui vanno i miei più sinceri complimenti... anche perchè la foto mi serve per dimostrare nella "prospettiva" migliore possibile che i pensieri espressi sul blog quotidianamente vengono messi in pratica.

     

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  • La fame proteica dei nostri antenati

    Un coltello in pietra dei nostri antenati 

    La mia passione verso l'evoluzione delle specie mi porta spesso a leggere testi che in pochi prenderebbero in mano; questa mia passione deriva dalla mia convinzione dell'ipotesi che, per comprendere meglio chi siamo Noi oggi è fondamentale sapere che cosa eravamo nel nostro passato.

    Ultimamente stò leggendo un bellissimo libro che si intitola "ARMI ACCIAIO E MALATTIE, Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni" scritto da Jared Diamond dal quale sono tratti i riferimenti ed i pensieri che esporrò qui sotto.

    Ciò che mi ha impressionato di più in queste prime pagine del libro è la "voracità" della nostra specie. L'avidità di cibo umana ha comportato in un passato non troppo lontano la distruzione e l'estinzione di intere specie animali, che prima dell'arrivo dell'uomo vivevano indisturbate.

    In Australia ed in Nuova Guinea sono state trovate prove della presenza umana risalenti a 35.000 anni fa, e fu in questo continente che l'uomo diede prova per la prima volta della sua capacità di "sterminio di massa". Fino a quel periodo, a giudicare dal tipo di prede di cui si sono trovate le ossa, l'Homo Sapiens, che si era evoluto e viveva solo in Africa,  era un cacciatore non particolarmente abile, che si limitava a nutrirsi di animali di piccole dimensioni e non pericolosi. In Australia, oggi il mammifero più grosso è un tipo di canguro che pesa una cinquantina di chili, ma non è sempre stato così. "Un tempo quelle terre erano abitate da canguri giganti, marsupiali grandi come rinoceronti detti diprodonti, marsupiali carnivori simili a leopardi, uccelli simili a struzzi pesanti 200 chili, e rettili impressionanti, tra cui lucertole di una tonnellata, pitoni gicanteschi e coccodrilli terrestri." La cosiddetta megafauna australiana scomparve totalmente ed in breve tempo dopo l'arrivo dell'uomo.

    Uno sterminio di massa del genere avvenne anche in Eurasia; gli uomini che intorno a 20.000 anni fa si spingevano verso la Siberia estinsero progressivamente il mammut ed il rinoceronte lanoso. Ma in Europa ed in Asia una volta si trovavano elefanti, rinoceronti, tigri asiatiche, alci, orsi europei e leoni, il tutto scomparso prima di 2.000 anni fa ad opera dell'uomo. 

    Isola che colonizzava sterminio che l'uomo compiva: il dodo di Mauritius, il moa della Nuova Zelanda, i lemuri giganti del Madagascar e le grosse oche non volatrici delle Hawaii. 

    L'America si pensa che sia stata colonizzata dall'uomo per la prima volta tra  14.000 e 30.000 anni fa: "15.000 anni fa le grandi praterie del West rassomigliavano da vicino al Serengeti, con elefanti, cavalli, leoni e ghepardi a fare compagnia a specie esotiche come cammelli e bradipi giganti." Anche in questo caso tutte le specie si estinsero in un periodo compreso fra 17.000 e 12.000 anni fa. Le bande di cacciatori/raccoglitori che dal Nord America si spostavano verso il Sud America, estinsero anche mammut e la capra di montagna di Harrington.

    Via via che l'uomo colonizzava il mondo, si trovava davanti animali che non lo conoscevano, e per questo direttamente (attraverso la caccia per il cibo) e/o indirettamente (come risultato di modifiche ambientali causate dall'uomo: pensiamo agli incendi) li sterminò tutti. I grandi mammiferi africani invece, sopravvivono tutt'oggi perchè vissero a lungo tempo a contatto con i nostri antenati, e impararono gradualmente a temerli, man mano che la loro abilità di cacciatori migliorava.

    La sfortuna di tutti gli animali che non conoscevano la specie più vorace che sia mai esistita, l'Uomo, fu quella di confrontarsi, senza alcuna preparazione "evolutiva" con un'orda di umani sempre più abili nella caccia.

     

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  • Il metabolismo degli sportivi è più attivo anche a riposo

    I muscoli di chi fa sport continuano a 'lavorare' anche una volta terminato l'allenamento, bruciando calorie anche a riposo.

    La scoperta e' di ricercatori americani della Yale University, ed e' pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Gli sport di resistenza come la corsa, aumentano il numero di mitocondri, i 'motori' della cellula che convertono gli zuccheri e i grassi in adenosintrifosfato (ATP), che da' energia ai muscoli. I ricercatori hanno scoperto che a parita' di numero di mitocondri, quelli presenti nei muscoli di chi corre, a riposo - quindi lontano dall'allenamento - bruciano il 54% in piu' di calorie; calorie che verrebbero trasformate in calore.

    Per i ricercatori questo meccanismo spiegherebbe l'utilita' dell'esercizio fisico nell'aumentare il metabolismo a riposo e nel proteggere dal diabete di tipo due.

     

  • Il fico, il frutto degli sportivi

    I fichi di casa mia

    Vorrei spendere due parole in favore di uno dei frutti più sottovalutati dalla nutrizione e dall'agricoltura moderna: il succulento fico.

    In ogni sua versione (fresco e secco), il fico, è un potente condensato di nutrienti e di sapori. Molti per ignoranza sostengono che i fichi "facciano ingrassare", ma il fico fresco (47 Kcal) come apporto calorico non è altro che un normale frutto come la mela (45 Kcal)...ma rispetto alla mela ed a molti altri frutti è molto più ricco di sali minerali.

    Composizione nutrizionale del Fico fresco (valori medi su 100 grammi di prodotto fresco) 

    • Calorie 47
    • Acqua 81,9 g
    • Proteine 0,9 g
    • Grassi 0,2 g
    • Carboidrati 10,5 g
    • Fibra 1,6 g
    • Vitamina B1 o Tiamina 0,03 mg
    • Vitamina B2 o Riboflavina 0,04 mg
    • Vitamina B3 o Niacina 0,4 mg
    • Vitamina C 7 mg
    • Vitamina A 15 mcg
    • Ferro 0,5 mg
    • Calcio 43 mg
    • Fosforo 25 mg
    • Sodio 2 mg
    • Potassio 270 mg

    C'è da ricordare inoltre che il fico ha un indice glicemico medio basso (IG 35) e questo lo rende perfetto anche per le diete dimagranti

    Fra il fico e l'uomo c'è un legame molto antico, alcuni ricercatori coordinati da Ofer Bar-Yosef dell'Università di Harvard, Mordechai E. Kislev e Anat Hartmann della Bar-Ilan University in Israele, hanno ipotizzato che l'agricoltura sarebbe nata 11.400 anni fa (9.400 a.C.) attraverso la domesticazione del fico; ed il motivo è semplice, per il fico è sufficiente interrare un pezzo di ramo e facilmente questo emette radici trasformandosi in un nuovo albero...questo metodo si chiama "talea" e con mio padre da una pianta di fico ne abbiamo fatte 10...provate!

    Con la vite, l'olio ed il melograno, il fico è sempre presente nei giardini mediterranei; sopporta la vicinanza di altri alberi e permette che al suo piede siano condotte anche colture da orto. Il fico è inoltre un frutto amato dalla letteratura greca; Platone lo ritiene il frutto ideale per i filosofi e Ovidio racconterà nella Metamorfosi  la storia di Filemone e Baucide, i due vecchietti che a Giove e Mercurio, che si presentano in incognito chiedendo ospitalità offrono

    • "noci, fichi secchi, grinzosi datteri, / prugne, mele fragranti in ampi canestri, / uva raccolta  da tralci purpurei. / In mezzo un candido favo. Su tutto questo / facce buone, uno zelo operoso e ricco.

    Anche i romani erano grossi estimatori dei fichi, e ne apprezzavano soprattutto il valore alimentare; ne coltivavano diverse varietà e di questo dovevano compiacersi come segno di progresso visto che, afferma Plinio "anche a considerare solo quest'aspetto la vita umana appare trasformata".

    Ma il vero alleato dello sportivo è il fico secco, soprattutto per le sue qualità energetiche e minerali.

    Composizione nutrizionale del Fico secco (valori medi su 100 grammi di prodotto) 

    • Calorie 305
    • Acqua 19,4 g
    • Proteine 3,5 g
    • Grassi 2,7 g
    • Carboidrati 66,6 g
    • Fibra 18,5 g
    • Vitamina B1 o Tiamina 0,14 mg
    • Vitamina B2 o Riboflavina 0,10 mg
    • Vitamina B3 o Niacina 0,6 mg
    • Vitamina A 8 mcg
    • Ferro 3 mg
    • Calcio 186 mg
    • Fosforo 111 mg
    • Sodio 87 mg
    • Potassio 1010 mg

    Il fico secco è in assoluto il cibo di facile reperibilità più ricco di potassio, ciò lo rende particolarmente adatto per lo sport (è un "Polase" naturale) questo lo rende anche un alimento basicizzante . Inoltre, avendo un indice glicemico medio basso (IG 40) ed essendo un cibo molto energetico (66,6 g di carboidrati ogni 100 g di prodotto) è perfetto come alimento da consumarsi prima della prestazione fisica.

    Già al tempo dei romani si era compreso che il fico secco era un alimento perfetto per gli sforzi fisici; Catone indica i fichi secchi come eccellente companatico, che permettevano di diminuire da 5 a 4 libbre la razione di pane da somministrare agli schiavi che lavoravano alla vigna.

    Inoltre per chi ha problemi di stitichezza consiglio di mangiare fichi. La trama colloidale zuccherina che li compone e i suoi mille semi, protetti da una spessa cuticola, favoriscono la peristalsi intestinale e sono quindi raccomandati come lassativo.

     Negli ultimi vent'anni, il consumo di fichi, sia freschi che secchi, è notevolmente diminuito. Ciò è dovuto senz'altro al fatto che l'agricoltura moderna non è riuscita ad inserire i fichi nei suoi processi industriali; questa forse è anche la fortuna del fico, pianta che va a braccetto con l'uomo ma che non vuol farsi sottomettere. Perchè il fico è un "frutto selvaggio", che vive bene anche senza l'uomo, ed ovunque guardiamo, in giro per la campagna mediterranea possiamo trovarlo. Quanti di voi non hanno mai visto spuntare un fico alla base o nelle fessure dei muri? Quanti di voi non hanno mai visto un fico in terreni assolati e poco fertili?

    C'è chi sostiene che il fico sia una pianta sacra... io non mi addentro in siffate disquisizioni ma senz'altro i suoi frutti sono un prodigio della natura. Il fico è un cibo ricco, ma allo stesso tempo anche semplice, naturale e di facile digestione. Per il sapore così dolce e l'aroma delicato, il fico fresco, almeno per me, è il re di tutti i frutti.

     

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      Alberto Fatticcioni - Personal Trainer - Firenze
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