
La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui essa tratta gli animali.
Mahatma Gandhi
Ogni volta che mangio un pollo sono vittima di confronti snervanti. Non riesco a pensare che i polli allevati da mia nonna in campagna e quelli che compro al supermercato siano gli stessi animali.
La prima caratteristica che attiva i miei neuroni del confronto è l'odore. Quando cuocio il pollo vissuto in campagna, libero esploratore di migliaia di metri quadrati di terreno, apro il forno per vedere se l'arrosto è pronto e sento un meraviglioso odore di... non saprei definire precisamente di che cosa, potrebbe non sembrare un complimento ma quel pollo odora di pollo. È come se i miei neuroni conoscessero l'odore del pollo arrosto... e sanno che quell'essenza contenuta nel vapore caldo e umido sia essenza di pollo.
Non posso affermare la solita cosa per il pollo del supermercato. Che non me ne vogliano gli allevatori o le povere anime dei milioni di polli sacrificati ogni anno; sarà colpa della mia educazione alimentare, in casa mia non è mai stato cucinato un pollo proveniente da un allevamento industriale... ma quando apro il forno e sento l'odore spento portato alle mie narici dal vapore non mi fa pensare al solito animale.
Che cosa lo avrà reso l'odore cosi diverso? L'erba? I lombrichi? L'alimentazione variata? Il moto all'aria aperta? Penso solo che quando un pollo vive come pollo il suo odore sa di pollo
Ma non finisce qui, il momento più drammatico è quando metto il pollo nel piatto. Il pollo della nonna ha preso il colore del mogano, la pelle è ben adesa ai tessuti muscolari sottostanti ed ha la consistenza della pergamena, le ossa sono dure tanto che con l'osso della coscia si può rompere un piatto, i muscoli sono densi, rossi e ben attaccati all'osso, la carne è succosa, pastosa e piena di sapori complessi. Sa di pollo!
Il pollo industriale ha un colore più pallido, quasi necessitasse di un maggior condimento. La pelle è più fine e si stacca immediatamente dalla carne, cadendo autonomamente sul piatto. Le ossa sono morbide tanto che si possono rompere con due dita. I muscoli sono flaccidi, con tendini fragili che si staccano alla minima forza dalle ossa. La carne è asciutta, debole, e di un sapore artificiale che mi ricorda l'odore del mangime.
Continuo a pensare, a riflettere, so come vive un pollo di mia nonna ma non conosco la vita di un pollo industriale. Leggo... un libro che consiglio di leggere a tutti e che si intitola "Come mangiamo - le conseguenze etiche delle nostre scelte alimentari" scritto da Peter Singer e Jim Mason e scopro che:
"DENTRO IL CAPANNONE DEI POLLI
(Attenzione: la lettura di questo paragrafo potrebbe turbare i lettori più sensibili)
Entrando in un tipico capannone dei polli proverete una sensazione di bruciore agli occhi e ai polmoni. È l'ammoniaca: viene dagli escrementi, i quali sono lasciati semplicemente ad ammassarsi sul pavimento e non vengono rimossi, non solo durante il periodo della crescita di ogni nidiata, ma di solito per un anno intero, e a volte di più. L'alto livello di ammoniaca causa ai volatili disturbi cronici della respirazione, piaghe su piedi e calcagno e pustole sul petto. Rende acquosi i loro occhi e quando è davvero alto, molti uccelli diventano ciechi. Man mano che aumentano di peso, i volatili, allevati in modo che la loro crescita sia molto rapida, fanno fatica a stare in piedi e passano quindi molto tempo seduti sul pavimento ricoperto di escrementi, di qui le pustole sul petto.
Per molte generazioni i polli sono stati allevati in modo da produrre il massimo quantitativo di carne nel minor lasso di tempo. Oggi crescono tre volte più in fretta che negli anni cinquanta, e consumano un terzo del cibo. Ma questa caccia accanita all'efficienza ha un prezzo: oggi infatti muscoli e grasso crescono in proporzione superiore alle ossa. Uno studio ha scoperto che il 90 per cento degli animali da ingrasso presenta problemi alle zampe, mentre il 26 per cento è affetto da dolori cronici in conseguenza di malattia ossea. Il professor John Webster della facoltà di veterinaria dell'Università di Bristol ha affermato: ‘i polli da ingrasso sono gli unici animali di allevamento che trascorrono in sofferenze croniche l'ultimo 20 per cento della loro vita. Non possono muoversi, non perché vivano in condizioni di affollamento, bensì a causa degli intesi dolori alle articolazioni'. A volte le vertebre si spezzano, provocando la paralisi. I volatili paralizzati, o quelli i cui arti sono collassati, non possono andare a mangiare o a bere, e - dato che gli allevatori non si curano dei singoli uccelli, o non hanno tempo per farlo - muoiono di sete o di fame. Dati questi e altri problemi di benessere e il gran numero di animali coinvolti (circa 9 miliardi negli Stati Uniti), Webster ritiene che la produzione industriale di polli sia ‘per ampiezza e gravità, l'esempio più grave e sistematico della crudeltà umana nei confronti di un altro animale senziente'"
Non ho parole...
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