Chi mangia troppo da piccolo, finirà per avere maggiori problemi a dimagrire da adulto: con la dieta riuscirà a ridurre le dimensioni delle sue cellule adipose (svuotandole di grasso), ma non il numero, infatti nonostante il dimagrimento le cellule adipose non scompaiono e ciò predispone a riprendere più facilmente il peso perduto. Una nuova ricerca svedese, pubblicata sulla rivista Nature, ha appena dimostrato che il numero degli adipociti (le cellule di grasso) aumenta fino all'adolescenza, poi rimane stabile nel corso della vita.
"Dynamics of fat cell turnover in humans"
Obesity is increasing in an epidemic manner in most countries and constitutes a public health problem by enhancing the risk for cardiovascular disease and metabolic disorders such as type 2 diabetes. Owing to the increase in obesity, life expectancy may start to decrease in developed countries for the first time in recent history. The factors determining fat mass in adult humans are not fully understood, but increased lipid storage in already developed fat cells (adipocytes) is thought to be most important. Here we show that adipocyte number is a major determinant for the fat mass in adults. However, the number of fat cells stays constant in adulthood in lean and obese individuals, even after marked weight loss, indicating that the number of adipocytes is set during childhood and adolescence. To establish the dynamics within the stable population of adipocytes in adults, we have measured adipocyte turnover by analysing the integration of (14)C derived from nuclear bomb tests in genomic DNA. Approximately 10% of fat cells are renewed annually at all adult ages and levels of body mass index. Neither adipocyte death nor generation rate is altered in early onset obesity, suggesting a tight regulation of fat cell number in this condition during adulthood. The high turnover of adipocytes establishes a new therapeutic target for pharmacological intervention in obesity.
Un risultato interessante che conferma una vecchia teoria secondo la quale si acquisisce peso da adulti non tanto perché aumentano gli adipociti quanto perché ai accumulano grassi in quelli che uno ha fin da piccolo: quanti più adipociti ci sono, tanto più facilmente il grasso trova dove depositarsi. Ma dalla ricerca svedese è emerso anche un altro risultato, ancora più interessante: se è vero che il numero di adipociti rimane lo stesso per tutta la vita, è però vero che esiste un ricambio costante. E lascia intravedere nuove cure anti-obesità.
Il team di ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, guidato da Kirsty Spalding, ha analizzato il grasso addominale di 687 persone obese e non, e ha misurato numero e dimensioni delle cellule, mostrando così che il numero medio di cellule adipose aumenta fino all'età di vent'anni, poi rimane relativamente costante ed è strettamente correlato con l'indice di massa corporea. Gli studiosi hanno poi condotto lo stesso esperimento con persone obese prima di un intervento chirurgico di bendaggio gastrico e dopo due anni. Nonostante i pazienti avessero perso in media il 18 per cento del peso, il numero dei loro adipociti rimaneva costante, più o meno 80 miliardi, mentre si era ridotta la loro dimensione.
Il numero di adipociti dunque rimane lo stesso per tutta la vita, ma ogni anno ciascun individuo ricicla il 10 per cento delle sue cellule adipose e nel giro di otto anni ne viene sostituita la metà. I ricercatori lo hanno dimostrato studiando il grasso estratto con la liposuzione da persone vissute nel periodo della Guerra Fredda (fra il 1955 e il 1963). A quell'epoca erano stati condotti esperimenti nucleari che avevano reso l'atmosfera più radioattiva del normale e avevano fatto sì che i cibi coltivati e mangiati in quel periodo contenessero più carbonio 14 (isotopo radioattivo del carbonio) che finiva poi nel tessuto adiposo delle persone. Se le cellule adipose fossero rimaste le stesse, avrebbero contenuto più carbonio 14 anche dopo anni, invece no: le cellule erano paragonabili a quelle di chi non aveva vissuto in quel periodo. Questa osservazione ha fatto subito ipotizzare una nuova strada di ricerca per farmaci anti-obesità: l'idea è quella di riuscire a interferire proprio con questo processo di sostituzione bloccando la nascita di nuove cellule adipose. All'opposto, si può anche pensare di stimolare, con un farmaco, la comparsa di nuove cellule adipose aiutando così pazienti malati, per esempio affetti da tumore, a riguadagnare peso.
Gli scienziati comunque avvertono: il problema obesità non si risolve semplicemente con una pillola; la vera prevenzione si comincia da piccoli (soprattutto se in famiglia ci sono persone obese e in soprappeso) con una alimentazione che non faccia aumentare troppo il numero di adipociti e non renda poi la vita difficile da adulti. E come sempre ribadiscono che una sana alimentazione, unita all'attività fisica, è la migliore medicina per tenere sotto controllo il peso.
www.albertofatticcioni.com