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Il Blog del Personal Trainer Alberto Fatticcioni - Firenze

March 2008 - Posts

  • Inquinamento alimentare e responsabilità personale

    Quotidianamente senza averne coscienza siamo parte attiva nel processo continuo e costante di inquinamento del mondo.

    Stiamo perdendo sempre più il contatto con la natura, ci stiamo allontanando sempre più da noi stessi, dalla nostra essenza naturale.

    Anche le nostre scelte alimentari partecipano più o meno ad inquinare il mondo. Per esempio, se le piante fossero coltivate senza sostanze chimiche, fertilizzanti o macchine, le gigantesche industrie chimiche diventerebbero inutili e quindi fallirebbero, tutto vantaggio della natura.

    I fertilizzanti usati più comunemente, solfato ammonico, urea, i superfosfati e simili, sono usati in grandi quantità, di cui solo una minima parte viene assorbita dalle piante nei campi. Il resto viene dilavato nei fiumi e nei torrenti, finendo nel "Mare Nostrum". Questi composti azotati diventano alimenti per alghe e plancton che si moltiplicano in gran numero, provocando il cambiamento della fauna e della flora marina. A questo punto saremmo pronti a puntare il dito contro di lui: il contadino. È dunque l'imprenditore agricolo che deve addossarsi la responsabilità di questo processo. Ma iniziamo ad osservare bene; è vero, è il contadino che utilizza le sostanze chimiche inquinanti sul suo campo... ma perché inquina?

     I consumatori generalmente danno per scontato di non aver nulla a che fare con chi provoca l'inquinamento agricolo. Molti di noi quando vanno a fare la spesa hanno il buon senso di chiedere alimenti che non hanno subito trattamenti chimici. Ma i cibi trattati chimicamente vengono commercializzati principalmente per venire incontro alle richieste dei consumatori. Il consumatore preferisce prodotti grandi, scintillanti, senza macchia e di forma regolare. Per soddisfare questi desideri l'industria chimica sforna costantemente delle sostanze nuove che fino a pochi anni fa non si pensava neanche potessero esistere.

    Come siamo arrivati ad un simile vicolo cieco? La gente dice che non gli importa se i cetrioli sono dritti o storti, e che la frutta non deve essere per forza bella di fuori. Ma date qualche volta un'occhiata a quel che si trova nei supermercati... sembra tutto finto!

    La disponibilità del consumatore a pagare alti prezzi per alimenti prodotti fuori stagione ha contribuito anch'essa all'intensificarsi di metodi artificiali di coltivazione e di uso di sostanze chimiche. La domanda fondamentale a questo proposito sembra scontata: 

    E' necessario per gli esseri umani mangiare melanzane e pomodori durante l'inverno?

    Coltivare fuori stagione sta diventando ogni giorno sempre più di moda. Per avere mandarini solo un mese prima, la gente nelle città sembra sufficientemente contenta da pagare l'investimento aggiuntivo dell'agricoltore in lavoro e attrezzature. Me se si domanda quanto sia importante per degli esseri umani di avere questa frutta un mese prima, la verità è che non è affatto importante, e i soldi non sono il solo prezzo da pagare per permettersi una simile concessione.

    Inoltre adesso è entrato in uso un colorante, non utilizzato fino a pochi anni fa. Con questa sostanza chimica la frutta diventa completamente colorata una settimana prima. A seconda se la frutta è venduta una settimana prima o dopo il dieci ottobre, il prezzo raddoppia o diminuisce della metà, così il coltivatore quando la frutta è ancora sulla pianta applica le sostanze chimiche che accelerano il colore e dopo il raccolto mette la frutta in una camera di maturazione e la sottopone ai trattamenti col gas.

    Ma quando la frutta viene spedita e messa sul mercato troppo presto, non è abbastanza dolce, e perciò si usano dei dolcificanti artificiali. Si ritiene generalmente che i dolcificanti chimici siano stati proibiti, ma il dolcificante artificiale spruzzato sulle piante di agrumi non è stato specificatamente messo fuori legge. Il problema e se cada o meno nella categoria di "sostanza chimica per l'agricoltura". In ogni caso in  molti lo usano.

    La frutta viene portata allora al centro cooperativo di selezione. Per dividere i frutti secondo le varie pezzature grandi e piccole, ognuno viene fatto rotolare per centinai di metri in un lungo convogliatore. Gli ammaccamenti ed i danni interni ai frutti sono frequenti. Più grande è il centro di selezione e più a lungo la frutta viene fatta rotolare e rimbalzare di qua e di là. Dopo un lavaggio in acqua i mandarini vengono irrorati con dei conservanti e vi viene spazzolato sopra un colorante. Finalmente, come tocco finale, viene applicata una soluzione di cera di paraffina e la frutta è lucidata fino a diventare di una lucentezza splendente. Oggigiorno la frutta è veramente messa a "dura prova".

    Così da poco prima di essere raccolta fino al momento in cui viene spedita e messa in mostra sul banco di vendita, la frutta è trattata con cinque o sei sostanze chimiche. Ciò senza contare i fertilizzanti e i trattamenti fatti durante la crescita e maturazione del frutteto. Tutto questo solo perché il consumatore vuole comprare frutta solo un po' più attraente. Un margine così piccolo di preferenza ha messo il coltivatore in un vero e proprio vicolo cieco.

     

    Queste cose non vengono fatte perché al coltivatore piace lavorare in questo modo, vengono fatte per adattarsi al mercato, ma il "mercato" siamo tutti noi,  e finché il senso generale dei valori non cambia, la situazione non migliorerà.

    Naturalmente il consumatore ne subisce le conseguenze. Alimenti che non sono freschi possono essere venduti perché "sembrano" freschi. Parlando dal punto di vista biologico, la frutta che si trova in uno stato di leggero avvizzimento mantiene la sua respirazione e consumo di energia al più basso livello possibile. È come una persona in meditazione: il suo metabolismo, respirazione, e consumo di calorie raggiungono un livello estremamente basso. Anche se "digiuna" l'energia del corpo verrà conservata. Allo stesso modo, il raggrizzimento dei mandarini, l'avvizzamento della frutta, l'appassimento della verdura, è la condizione che conserverà il loro valore alimentare il più a lungo possibile.

    È un errore cercare di conservare solo l'apparenza della freschezza, come quando i negozianti buttano continuamente acqua sulla loro verdura. Anche se questa viene tenuta in freschezza apparente, il suo sapore e valore nutritivo ben presto i deteriorerà.

     

     

    I prodotti coltivati in modo innaturale soddisfano i desideri superficiali della gente ma indeboliscono il corpo umano in quanto hanno valori nutritivi alterati, sono cibi "belli" ma "poveri".  Questi alimenti inoltre alterano la chimica del corpo in modo tale da renderlo dipendente da integratori e supplementi vitaminici. Tutto ciò crea solo fatica per il coltivatore e sofferenze per il consumatore.

     

    Certamente gli scarichi industriali di mercurio e altri rifiuti contaminanti  prodotti dalle nostre fabbriche contribuiscono anche loro all'inquinamento, ma tutti, noi compresi, in questo momento stiamo inquinando. Ma senz'altro c'è una grossa verità, come si dimostra dalle scelte di tutti i governi che si sono alternati fino ad oggi, gli uffici ministeriali non hanno alcuna intenzione di arrestare l'inquinamento. L'inquinamento è un grosso affare, e qualcuno ci "guadagna" sempre.

     

    Finché la consapevolezza di ognuno di noi non verrà trasformata dalle fondamenta l'inquinamento non si fermerà; finché non ci sarà un rovesciamento del senso dei valori che si preoccupano più della dimensione e dell'apparenza che della qualità, non ci sarà alcuna soluzione al problema dell'inquinamento alimentare.

  • Quante proteine servono per dimagrire

    Dei tre nutrienti universali, le proteine sono le uniche indispensabili alla nostra esistenza.

    I carboidrati sono i meno necessari, in quanto l'organismo umano è capace di produrre autonomamente glucosio, partendo dalle proteine e dai grassi. Questo si verifica quando, privati di alimenti oppure a dieta, attingiamo alle nostre riserve di grasso e di proteine per trasformarle in glucosio, indispensabile al funzionamento dei muscoli e del cervello.

    Lo stesso vale anche per i grassi, i nostri organismi sono specialisti nel fabbricarli e nel depositarli partendo dagli zuccheri e dai grassi in eccesso.

    Al contrario, il nostro organismo non dispone di mezzi metabolici per la sintesi delle proteine. Il semplice fatto di vivere, di garantire il mantenimento dell'apparato muscolare, il rinnovamento di enzimi, anticorpi e globuli rossi, la cicatrizzazione delle ferite, la crescita dei capelli e il funzionamento della memoria, tutte queste operazioni vitali necessitano di proteine, nella quantità quotidiana minima di 1g x Kg di peso corporeo.

     

    Le proteine sono quindi molto importanti!

     

    Da quanto appena detto si comprende che per rimanere in salute il nostro organismo ha bisogno di ricevere proteine su base continua allo scopo di riparare e conservare integri i suoi principali sistemi. I muscoli, il sistema immunitario e tante altre cose nell'organismo sono composte da proteine. Poiché il corpo ogni giorno ne perde costantemente qualcuna, senza un adeguato apporto di proteine alimentari le funzioni essenziali dell'organismo inizierebbero a deteriorarsi.

    In relazione al dimagrimento un importante azione delle proteine è sul sistema ormonale; un pasto ricco di proteine stimola la secrezione di un ormone, il glucagone, che produce un effetto fisiologico opposto a quello dell'insulina. A tutti gli effetti, il glucagone funge da principale regolatore di eventuali eccessi di produzione dell'insulina, l'ormone che viene secreto dopo un pasto ricco di carboidrati. Le proteine, per mezzo della loro azione ormonale contrastano l'insulina permettendoci di ingrassare meno e di non avere la mente annebbiata dopo un pasto ricco di carboidrati.

     

    Di quante proteine abbiamo bisogno?

    L'apporto proteico corretto per una persona che fa attività fisica, soggetta ad una dieta dimagrante è di 2 - 2,5g per Kg di peso corporeo, che tradotto in termini di percentuale macronutriente significa un 30-40%. Il resto, suddiviso in 5-6 pasti al giorno, deve essere ripartito tra un 35-45% di carboidrati e un 20-30% di grassi.

    Naturalmente il fabbisogno proteico varia da individuo ad individuo e, quindi non è possibile fissarne uno solo valido per tutti. I principali determinanti dell'apporto proteico per una persona attiva sono:

    • La quantità di massa magra totale che caratterizza la persona. La massa grassa per esempio non necessita di alcun apporto proteico; le persone con molto grasso avranno quindi meno bisogno di proteine rispetto alle persone muscolose.
    • La quantità di attività fisica che svolge la persona. Gli individui che si allenano molto hanno bisogno di un introito proteico maggiore rispetto ai sedentari.
    • La tipologia di attività fisica che svolge la persona. Gli individui che si allenano per aumentare le masse muscolari o che praticano sport di forza hanno bisogno di un introito proteico maggiore rispetto a coloro che fanno attività più basate sulla capacità aerobica e sulla resistenza.

     

    Quindi se stai facendo una dieta dimagrante, non dimenticare le proteine!

    Assumere un adeguato apporto di proteico è fondamentale per preservare la massa muscolare e d'altro canto, con la contemporanea diminuzione di carboidrati e grassi, favorisce l'utilizzo dei grassi di deposito a scopo energetico. Considerando come corretto in una persona che fa attività fisica, soggetta ad una dieta dimagrante, un apporto di 2 - 2,5g per Kg di peso corporeo si può fare il seguente esempio.

    Per una persona di sesso maschile di 93Kg soggetta ad una dieta dimagrante utilizzando una banalissima formula che moltiplica 22 x Kg di peso corporeo, si può stimare il quantitativo di calorie necessarie per perdere circa 1 Kg di peso alla settimana.

    Nel nostro caso 93 x 22 = 2046, che sono le calorie che questa ipotetica persona in soprappeso dovrebbe assumere per dimagrire.

    Veniamo ora alla quantità di proteine che deve assumere: considerando circa 2g per Kg, abbiamo 186g di proteine: arrotondiamole a 200g che forniscono 800 Kcal. Quindi 800 Kcal su una dieta di circa 2000 Kcal, corrispondono al 40% delle calorie totali. Ecco quindi che una dieta dimagrante può e forse deve prevedere una "percentuale" di proteine nettamente superiore a quella raccomandata del 15-20% della dieta standard. Per quanto riguarda gli altri macronutrienti sarebbe consigliabile un 40% di carboidrati ed un 20% dei grassi prevalentemente insaturi e polinsaturi.  

    Ovviamente con indagini più approfondite (analisi della composizione corporea, misurazione del metabolismo) il fabbisogno proteico può essere stimato con più precisione e può quindi essere svolto un lavoro migliore.

     

    A proposito delle modalità di assunzione delle proteine, quando e quanto è bene assumere le proteine?

    Numerose ricerche dimostrano che è fondamentale mangiare proteine ad ogni pasto, e che è anche importante non eccedere nelle quantità totali per singolo pasto. Questo perchè se assunte in eccesso anche le proteine fanno ingrassare, ed inoltre difficilmente il nostro organismo riesce ad utilizzare in maniera efficiente più di 40-60 g di proteine per pasto. È opportuno consumare 5-6 pasti proteici nell'arco della giornata, composti da 3 pasti principali (colazione - pranzo - cena) e tre spuntini (metà mattina - metà pomeriggio - prima di coricarsi alla sera).

    Ritornando al nostro esempio, il ragazzo di 93 kg in sovrappeso al quale avevamo stimato una razione proteica quotidiana di 200g di proteine dovrebbe cercar di ripartirle nel seguente modo:

    • Colazione 40g
    • Spuntino mattutino 15g
    • Pranzo 60g
    • Spuntino pomeridiano 15g
    • Cena 60g
    • Spuntino prima di coricarsi 10g

     

    Inoltre è fondamentale ricordare che durante una dieta dimagrante ad alto tenore di proteine è indispensabile bere molto, in modo da aiutare il sistema renale nell'escrezione della parte azotata.

     

     

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