Quotidianamente senza averne coscienza siamo parte attiva nel processo continuo e costante di inquinamento del mondo.
Stiamo perdendo sempre più il contatto con la natura, ci stiamo allontanando sempre più da noi stessi, dalla nostra essenza naturale.
Anche le nostre scelte alimentari partecipano più o meno ad inquinare il mondo. Per esempio, se le piante fossero coltivate senza sostanze chimiche, fertilizzanti o macchine, le gigantesche industrie chimiche diventerebbero inutili e quindi fallirebbero, tutto vantaggio della natura.
I fertilizzanti usati più comunemente, solfato ammonico, urea, i superfosfati e simili, sono usati in grandi quantità, di cui solo una minima parte viene assorbita dalle piante nei campi. Il resto viene dilavato nei fiumi e nei torrenti, finendo nel "Mare Nostrum". Questi composti azotati diventano alimenti per alghe e plancton che si moltiplicano in gran numero, provocando il cambiamento della fauna e della flora marina. A questo punto saremmo pronti a puntare il dito contro di lui: il contadino. È dunque l'imprenditore agricolo che deve addossarsi la responsabilità di questo processo. Ma iniziamo ad osservare bene; è vero, è il contadino che utilizza le sostanze chimiche inquinanti sul suo campo... ma perché inquina?
I consumatori generalmente danno per scontato di non aver nulla a che fare con chi provoca l'inquinamento agricolo. Molti di noi quando vanno a fare la spesa hanno il buon senso di chiedere alimenti che non hanno subito trattamenti chimici. Ma i cibi trattati chimicamente vengono commercializzati principalmente per venire incontro alle richieste dei consumatori. Il consumatore preferisce prodotti grandi, scintillanti, senza macchia e di forma regolare. Per soddisfare questi desideri l'industria chimica sforna costantemente delle sostanze nuove che fino a pochi anni fa non si pensava neanche potessero esistere.
Come siamo arrivati ad un simile vicolo cieco? La gente dice che non gli importa se i cetrioli sono dritti o storti, e che la frutta non deve essere per forza bella di fuori. Ma date qualche volta un'occhiata a quel che si trova nei supermercati... sembra tutto finto!
La disponibilità del consumatore a pagare alti prezzi per alimenti prodotti fuori stagione ha contribuito anch'essa all'intensificarsi di metodi artificiali di coltivazione e di uso di sostanze chimiche. La domanda fondamentale a questo proposito sembra scontata:
E' necessario per gli esseri umani mangiare melanzane e pomodori durante l'inverno?
Coltivare fuori stagione sta diventando ogni giorno sempre più di moda. Per avere mandarini solo un mese prima, la gente nelle città sembra sufficientemente contenta da pagare l'investimento aggiuntivo dell'agricoltore in lavoro e attrezzature. Me se si domanda quanto sia importante per degli esseri umani di avere questa frutta un mese prima, la verità è che non è affatto importante, e i soldi non sono il solo prezzo da pagare per permettersi una simile concessione.
Inoltre adesso è entrato in uso un colorante, non utilizzato fino a pochi anni fa. Con questa sostanza chimica la frutta diventa completamente colorata una settimana prima. A seconda se la frutta è venduta una settimana prima o dopo il dieci ottobre, il prezzo raddoppia o diminuisce della metà, così il coltivatore quando la frutta è ancora sulla pianta applica le sostanze chimiche che accelerano il colore e dopo il raccolto mette la frutta in una camera di maturazione e la sottopone ai trattamenti col gas.
Ma quando la frutta viene spedita e messa sul mercato troppo presto, non è abbastanza dolce, e perciò si usano dei dolcificanti artificiali. Si ritiene generalmente che i dolcificanti chimici siano stati proibiti, ma il dolcificante artificiale spruzzato sulle piante di agrumi non è stato specificatamente messo fuori legge. Il problema e se cada o meno nella categoria di "sostanza chimica per l'agricoltura". In ogni caso in molti lo usano.
La frutta viene portata allora al centro cooperativo di selezione. Per dividere i frutti secondo le varie pezzature grandi e piccole, ognuno viene fatto rotolare per centinai di metri in un lungo convogliatore. Gli ammaccamenti ed i danni interni ai frutti sono frequenti. Più grande è il centro di selezione e più a lungo la frutta viene fatta rotolare e rimbalzare di qua e di là. Dopo un lavaggio in acqua i mandarini vengono irrorati con dei conservanti e vi viene spazzolato sopra un colorante. Finalmente, come tocco finale, viene applicata una soluzione di cera di paraffina e la frutta è lucidata fino a diventare di una lucentezza splendente. Oggigiorno la frutta è veramente messa a "dura prova".
Così da poco prima di essere raccolta fino al momento in cui viene spedita e messa in mostra sul banco di vendita, la frutta è trattata con cinque o sei sostanze chimiche. Ciò senza contare i fertilizzanti e i trattamenti fatti durante la crescita e maturazione del frutteto. Tutto questo solo perché il consumatore vuole comprare frutta solo un po' più attraente. Un margine così piccolo di preferenza ha messo il coltivatore in un vero e proprio vicolo cieco.
Queste cose non vengono fatte perché al coltivatore piace lavorare in questo modo, vengono fatte per adattarsi al mercato, ma il "mercato" siamo tutti noi, e finché il senso generale dei valori non cambia, la situazione non migliorerà.
Naturalmente il consumatore ne subisce le conseguenze. Alimenti che non sono freschi possono essere venduti perché "sembrano" freschi. Parlando dal punto di vista biologico, la frutta che si trova in uno stato di leggero avvizzimento mantiene la sua respirazione e consumo di energia al più basso livello possibile. È come una persona in meditazione: il suo metabolismo, respirazione, e consumo di calorie raggiungono un livello estremamente basso. Anche se "digiuna" l'energia del corpo verrà conservata. Allo stesso modo, il raggrizzimento dei mandarini, l'avvizzamento della frutta, l'appassimento della verdura, è la condizione che conserverà il loro valore alimentare il più a lungo possibile.
È un errore cercare di conservare solo l'apparenza della freschezza, come quando i negozianti buttano continuamente acqua sulla loro verdura. Anche se questa viene tenuta in freschezza apparente, il suo sapore e valore nutritivo ben presto i deteriorerà.
I prodotti coltivati in modo innaturale soddisfano i desideri superficiali della gente ma indeboliscono il corpo umano in quanto hanno valori nutritivi alterati, sono cibi "belli" ma "poveri". Questi alimenti inoltre alterano la chimica del corpo in modo tale da renderlo dipendente da integratori e supplementi vitaminici. Tutto ciò crea solo fatica per il coltivatore e sofferenze per il consumatore.
Certamente gli scarichi industriali di mercurio e altri rifiuti contaminanti prodotti dalle nostre fabbriche contribuiscono anche loro all'inquinamento, ma tutti, noi compresi, in questo momento stiamo inquinando. Ma senz'altro c'è una grossa verità, come si dimostra dalle scelte di tutti i governi che si sono alternati fino ad oggi, gli uffici ministeriali non hanno alcuna intenzione di arrestare l'inquinamento. L'inquinamento è un grosso affare, e qualcuno ci "guadagna" sempre.
Finché la consapevolezza di ognuno di noi non verrà trasformata dalle fondamenta l'inquinamento non si fermerà; finché non ci sarà un rovesciamento del senso dei valori che si preoccupano più della dimensione e dell'apparenza che della qualità, non ci sarà alcuna soluzione al problema dell'inquinamento alimentare.