Hanno tute che penalizzano i fisici statuari, ma hanno soprattutto una pazienza fuori dal comune.
Sono i Personal Trainer, figure di riferimento di molte palestre frequentate da clienti-atleti esigenti, oppure pigri, viziati o perfettini, con pochissimo tempo a disposizione e obiettivi ambiziosi.
Purtroppo questi professionisti non fungono solo da motivatori atletici, da allenatori con tabelle e schede e tempi di recupero alla mano.
Il loro ruolo somiglia più a quello di un amico confidente travestito da counselor, talvolta da psicologo, da prete nel confessionale che al posto dei “Padre Nostro” utilizza serie e ripetizioni …anzi, solo un confidente, nel senso che il Personal Trainer ascolta e basta…
è perfetto, perché non giudica, non parla.
I personal trainer sopportano con rassegnazione le sofferenze dovute alle vicissitudini dei propri clienti, si fanno carico dei tormenti altrui condividendoli, talvolta sdrammatizzandoli e ridimensionandoli.
Non si arrabbiano mai quando un appuntamento viene disdetto per l’ennesima volta all’ultimo momento,
non si irritano mai per i ritardi che si ripetono con una precisione matematica e
non si abbattono mai quando il frutto di anni di studio e di esperienza sul campo viene messo in discussione dall’ultima moda del fitness apparsa su un giornale scandalistico.
Inoltre sopportano, i rimproveri ed i richiami addirittura scusandosi per l’appuntamento che è saltato per colpa loro, magari perché il Personal Trainer in quanto “paladino della salute” non ha il diritto di prendersi un’influenza; senza dimenticare le paternali che qualcuno si prende il diritto di fare perché il povero PT arriva con 5 minuti di ritardo.
Ma i personal Trainer senza bestemmiare una sola volta il proprio Dio vanno avanti, non si sa per quale missione, non si sa per quale vocazione. Ma loro sanno che non bisogna giudicare il proprio cliente, e si sfogano, diventando finalmente allenatori con superserie, acido lattico e tante ripetizioni ad esaurimento… perché alla fine il rapporto si ristabilirà, in quanto l’uno non può fare a meno dell’altro.
Qualcuno penserà che sono i PT a cercarsi questo, che nessuno li obbliga a fare questo lavoro, che potrebbero usare comportamenti per tenere a “distanza” i propri clienti; ma gli esseri umani sono animali sociali, bisognosi di protezione, sicurezza e gratificazione in quel luogo turpe ed ostile chiamato palestra; e per questo ci sono i Personal Trainer che nella loro “missione” non possono lavorare con un eccesso di distanza in quanto questo comporta un eccessivo tecnicismo che porterà la persona a sentirsi trascurate, a smettere.
Ed ecco quindi il personal trainer che ti aspetta a braccia aperte..
arrivano quindi signore stressate dal ménage familiare: domestica da istruire ogni mattina, bimbi da accompagnare a scuola, magari l’obbligo di essere presenti a casa per il pranzo con il marito manager dalle salde abitudini domestiche. Donne perse tra creme antietà, sole e tintarella per arrivare il venerdì sera nel locale alla moda senza sfigurare.
Manicure e pedicure, depilazione e colore che sembri il più naturale possibile, e poi il guardaroba per essere all’altezza della moglie dell’amico del marito. Ma soprattutto “ventre piatto, gluteo tonico e braccia sode caro mio”, “sai, vado spesso a cena fuori e posso venire in palestra solo una volta a settimana”.
E lui paziente e rassegnato, che ti dice che stai bene, che i muscoli stanno reagendo al training, che il grasso corporeo sta diminuendo, e ti passa i manubri per un’altra serie di ripetizioni che servono tanto a quel tricipite li, che di anno in anno però cala sempre di più in quanto vengono ignorati gli sforzi del tuo PT che ti invita ad allenarti almeno tre volte a settimana ed a cambiare le abitudini alimentari.
Poveri personal trainer;
ci sono persone in soprappeso o obese che sbuffano per ogni minuto in più sul tapis roulant ma fanno un’ora a settimana perché glie l’ha detto il medico e in quell’ ora vogliono perdere i chili di grasso accumulati in anni di bagordi alimentari.
E poi i quarant’enni a caccia di belle fanciulle in tuta da ginnastica che ti raccontano cosa hanno fatto/bevuto/mangiato/fumato la sera prima, i professionisti venuti in palestra con la fuoriserie di lusso che ti raccontano che la “bambina” fa 3 km con un litro ma che sono in ritardo sul pagamento delle lezioni ed elemosinano uno sconto sull’onorario pattuito.
Poveri personal trainer, equilibristi relazionali che come una pulce d’acqua si muovono senza far torto a nessuno nel mare dei loro rapporti interpersonali.
Ma comunque ode ai personal trainer adesso e per sempre, sono tutto e nulla, non perdono mai la pazienza e per questo dovrebbero remunerarli di conseguenza!