AlbertoFatticcioni.com - preparazione atletica, personal trainer,consulenza fitness, allenamento personalizzato, integratori alimentari, Firenze Ode ai Personal Trainer - Il Blog del Personal Trainer Alberto Fatticcioni - Firenze
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Il Blog del Personal Trainer Alberto Fatticcioni - Firenze

Ode ai Personal Trainer

Hanno tute che penalizzano i fisici statuari, ma hanno soprattutto una pazienza fuori dal comune.

 

Sono i Personal Trainer, figure di riferimento di molte palestre frequentate da clienti-atleti esigenti, oppure pigri, viziati o perfettini, con pochissimo tempo a disposizione e obiettivi ambiziosi.

 

Purtroppo questi professionisti non fungono solo da motivatori atletici, da allenatori con tabelle e schede e tempi di recupero alla mano.

 

Il loro ruolo somiglia più a quello di un amico confidente travestito da counselor, talvolta da psicologo, da prete nel confessionale che al posto dei “Padre Nostro” utilizza serie e ripetizioni …anzi, solo un confidente, nel senso che il Personal Trainer ascolta e basta…

 

 è perfetto, perché non giudica, non parla.

 

I personal trainer sopportano con rassegnazione le sofferenze dovute alle vicissitudini dei propri clienti, si fanno carico dei tormenti altrui condividendoli, talvolta sdrammatizzandoli e ridimensionandoli.

 

Non si arrabbiano mai quando un appuntamento viene disdetto per l’ennesima volta all’ultimo momento,

non si irritano mai per i ritardi che si ripetono con una precisione matematica e

non si abbattono mai quando il frutto di anni di studio e di esperienza sul campo viene messo in discussione dall’ultima moda del fitness apparsa su un giornale scandalistico.  

 

Inoltre sopportano, i rimproveri ed i richiami addirittura scusandosi per l’appuntamento che è saltato per colpa loro, magari perché il Personal Trainer in quanto “paladino della salute” non ha il diritto di prendersi un’influenza; senza dimenticare le paternali che qualcuno si prende il diritto di fare perché il povero PT arriva con 5 minuti di ritardo. 

 

Ma i personal Trainer senza bestemmiare una sola volta il proprio Dio vanno avanti, non si sa per quale missione, non si sa per quale vocazione. Ma loro sanno che non bisogna giudicare il proprio cliente, e si sfogano, diventando finalmente allenatori con superserie, acido lattico e tante ripetizioni ad esaurimento… perché alla fine il rapporto si ristabilirà, in quanto l’uno non può fare a meno dell’altro.

 

Qualcuno penserà che sono i PT a cercarsi questo, che nessuno li obbliga a fare questo lavoro, che potrebbero usare comportamenti per tenere a “distanza” i propri clienti; ma gli esseri umani sono animali sociali, bisognosi di protezione, sicurezza e gratificazione in quel luogo turpe ed ostile chiamato palestra; e per questo ci sono i Personal Trainer che nella loro “missione” non possono lavorare con un eccesso di distanza in quanto questo comporta un eccessivo tecnicismo che porterà la persona a sentirsi trascurate, a smettere.

 

Ed ecco quindi il personal trainer che ti aspetta a braccia aperte..

 

arrivano quindi signore stressate dal ménage familiare: domestica da istruire ogni mattina, bimbi da accompagnare a scuola, magari l’obbligo di essere presenti a casa per il pranzo con il marito manager dalle salde abitudini domestiche. Donne perse tra creme antietà, sole e tintarella per arrivare il venerdì sera nel locale alla moda senza sfigurare.

 

Manicure e pedicure, depilazione e colore che sembri il più naturale possibile, e poi il guardaroba per essere all’altezza della moglie dell’amico del marito. Ma soprattutto “ventre piatto, gluteo tonico e braccia sode caro mio”, “sai, vado spesso a cena fuori e posso venire in palestra solo una volta a settimana”.

E lui paziente e rassegnato, che ti dice che stai bene, che i muscoli stanno reagendo al training, che il grasso corporeo sta diminuendo, e ti passa i manubri per un’altra serie di ripetizioni che servono tanto a quel tricipite li, che di anno in anno però cala sempre di più in quanto vengono ignorati gli sforzi del tuo PT che ti invita ad allenarti almeno tre volte a settimana ed a cambiare le abitudini alimentari.

 

Poveri personal trainer;

 

ci sono persone in soprappeso o obese che sbuffano per ogni minuto in più sul tapis roulant ma fanno un’ora a settimana perché glie l’ha detto il medico e in quell’ ora vogliono perdere i chili di grasso accumulati in anni di bagordi alimentari.

 

E poi i quarant’enni a caccia di belle fanciulle in tuta da ginnastica che ti raccontano cosa hanno fatto/bevuto/mangiato/fumato la sera prima, i professionisti venuti in palestra con la fuoriserie di lusso che ti raccontano che la “bambina” fa 3 km con un litro ma che sono in ritardo sul pagamento delle lezioni ed elemosinano uno sconto sull’onorario pattuito.

 

Poveri personal trainer, equilibristi relazionali che come una pulce d’acqua si muovono senza far torto a nessuno nel mare dei loro rapporti interpersonali.

 

Ma comunque ode ai personal trainer adesso e per sempre, sono tutto e nulla, non perdono mai la pazienza e per questo dovrebbero remunerarli di conseguenza!

 

Comments

 

Matte PT said:

Albe adesso sei anche un poeta.........Mai parole più vere, nè so qualcosa.......Io comunque come te procedo per la MISSION, sicuramente un giorno arriveremo all'obbiettivo....Ciao grande!

July 10, 2007 11:10 AM
 

Luigi said:

Da Personal Trainer a vate... di questo passo chissà quale sarà il traguardo!

Ma chi ce l'ha mai avuto un P.T. così completo...

A presto

July 19, 2007 2:43 AM
 

karin said:

Comprendo lo sfogo. Ma vorrei evidenziare l’opportunità straordinaria data al PT di poter  entrare in contatto con  un spaccato sociale molto vario. Spesso il PT ha da fare  - molto da vicino - con una eterogeneità di persone che  può rivelarsi  educativa, istruttiva oltre di varia opportunità. Un opportunità altrimenti preclusa  ai più che permette di saltare barriere socio economiche, intellettuali, generazionali. Una finestra privilegiata  sul mondo.

Un preparato, motivato e capace PT può raccogliere altro che gratitudine simpatia e riconoscimento.

Si occupa della persona, dello stato fisico, del corpo di conseguenza dello stato mentale dell’individuo. Si liberano tante di quelle sostanze chimiche  positive nel cervello, si sciolgono tante tensioni muscolari, si recupera forza, energia vitale. Procura la sensazione di gioia e di soddisfazione. Distoglie, mettendo l’individuo al centro dell’attenzione, dalle frustrazioni quotidiane. Dunque un surplus di emozioni e sensazioni positive. A sua volta emozioni e sensazioni aprono la mente verso il mondo,  stimolano curiosità e creatività. Da qui deriva  un positivo feed back, una reazione positiva del mondo verso l’individuo che pensa positivo. (e scusate i tre positivi in una frase sola.) Una faccia sorridente di una persone tranquilla ci fa star bene e ci induce a comportamento simile. Il tutto viene  istintivamente ricollegato alla persona del PT. (e spesso confuso il ruolo professionale con la  persona privata – dal cliente come dal PT)

Senza che egli (il cliente) si renda conto - della rudimentale semplicità dei meccanismi comportamentali, neuronali  (psicologici) che vengano azionati  e  inducono di aprirsi cosi tanto di fronte ad un più o meno sconosciuto - diviene creta nelle mani del PT. Beve da quella fonte inaspettata di benessere facendo non poca confusione fra ruolo professionale e amico. Del resto la maggior parte dei PT non si rende conto di questi meccanismi e ne è esposta a sua volta in modo  indifeso.

Voglio dire la “apertura totale”, ogni psicoanalista ne dovrebbe essere colpito dalla velocità e profondità del processo, che prende le più varie forme come fiducia, confidenza, desiderio, fedeltà, credito positivo anticipato, disponibilità di ogni specie…, attuata  dalle più o meno cresciute ragazze o ragazzi  verso i PT non è unicamente da ricondurre ai fisici statuari ma alla figura di insegnante, guida, al permesso che ha di informarsi su abitudini  e stili di vita personale come alimentazione, sonno, movimento, lavoro. Domande, come fosse un medico. Non per ultimo è autorizzato a irrompere in quella sfera personale di quei 40/50 cm che è considerata zona intima. Alla quale hanno accesso solitamente  le persone amate o di fiducia come madre, padre, moglie, marito, i figli. Non certo un perfetto sconosciuto che per giunta ci accede con regolarità  neanche fosse  il medico di famiglia. Il permesso di toccare la carne. Quest’ultima di per se vale un capitolo da ricollegarsi ai gesti di affetto, d’amore, d’erotismo.

Ecco i motivi di tanta confidenza che sfocia  in  menti o personalità  fragili in  reazioni  di desiderio e dipendenza. Confonde con estrema facilità l’inesperto/a, (cliente come PT). Egli , il PT diviene un specie di rifugio, salvatore e fonte di piacere. Spesso non sa come gli succede, cadendo nella trappola di ipervalutazione di se stesso o nel perfetto contrario, sentendosi alla mercè di tutta questa varietà di bisogni e richieste  derivanti dalle confidenze.

Cosi si spiegano i racconti di fatti casalinghi personali, di abitudini fra le lenzuola, di adulazione delle ragazzine verso il PT esperto, di persone che senza il PT non saprebbero muoversi, peggio sarebbero dispersi. L’audacia – derivante da una mal interpretata e vissuta  familiarità – talvolta gretta, ignorante  da parte del cliente autorizzato a commenti dispregiativi o di esagerata induzione. Il tutto condito (per il cliente come per il PT) da massima libertà di rapporto in quanto si definisce con un pagamento, nessun’altra obbligazione. Un paradiso per molti sempre alle prese con quel mondo complicato delle relazioni interpersonali.

Naturalmente esistono anche rapporti maturi, consapevoli. Rispetto reciproco, apprezzamento di professionalità (per il PT), riconoscimento (per il cliente) per chi raggiunge gli obiettivi di benessere postosi al entrata di quel mondo variegato della palestra.

Dunque grande responsabilità e consapevolezza è richiesto al PT che vuole avere spessore professionale. Occupandosi della complessa macchina uomo dovrebbe padroneggiare oltre allo stretto necessario tecnico competenze plurime, una personalità equilibrata e consapevole, e qui concordo con te: Chi questo mestiere  fa con spessore ha pieno diritto ad un compenso adeguato.

A presto

Karin

August 7, 2007 9:22 AM
 

Domi said:

Ciao, mi chiamo Dominique, ma tutti mi conoscono come Domi. Anche io mi alleno da tempo con un PT e sono molto soddisfatta dei risultati ottenuti. Devo confermare, però, qunto detto da Karin, e cioè che è estremamente facile confondere il rapporto cliente-trainer con un rapporto di amicizia ritenuto "esclusivo" e unico solo da parte della cliente, però... La lezione non finisce in realtà dopo 60 minuti, ma continua come supporto nei giorni successivi, con domande e necessità di mantenere un contatto con il proprio PT. Ma questo fa parte del  loro lavoro, non confondiamolo con un rapporto di amicizia che non potrebbero certo dare a tutte con la stessa intensità e attenzione che noi rivolgiamo a loro..

E a voi trainer dico: continuate ad avere pazienza..è un percorso obbligatorio da parte delle clienti..e comunque anche se le tute vi penalizzano, noi vediamo oltre!!

Un saluto.

Domi

September 5, 2007 3:05 AM

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