AlbertoFatticcioni.com - preparazione atletica, personal trainer,consulenza fitness, allenamento personalizzato, integratori alimentari, Firenze July 2007 - Posts - Il Blog del Personal Trainer Alberto Fatticcioni - Firenze
in

Personal Trainer Firenze

preparazione atletica, personal trainer, consulenza fitness, allenamento personalizzato a Firenze.

Il Blog del Personal Trainer Alberto Fatticcioni - Firenze

July 2007 - Posts

  • Estetica del benessere: magro non è bello

    Essere in forma non significa essere magri.

     

    Come si osserva all’estremo in chi presenta una reale patologia alimentare, combattere costantemente con la propria linea conduce ad identificare la bellezza e la salute con la magrezza: più sono magro/a e più sono bello/a e sano. Questa idea il più delle volte si trasforma in fissazione che, in virtù dello sforzo costante in tale direzione, conduce ad una pericolosa distorsione cognitiva e ad una scorretta percezione estetica della propria “immagine corporea”.

     

     

    L’immagine corporea è un immagine interiore che ci facciamo del nostro corpo, il modo in cui il nostro corpo appare a noi stessi.  L’immagine “più magro più bello” conduce all’idea che la bellezza estetica non risieda nella tonicità dei muscoli e nell’armonia delle forme, bensì solo nella magrezza, la quale diviene l’unico obiettivo da raggiungere. Tornando al concetto di ”immagine corporea” è come se nella continua lotta con il peso i soggetti si guardassero con occhi costruiti con lenti deformanti.  Questa considerazione, apparentemente ovvia, va analizzata attentamente, poiché la maggioranza delle persone che lottano con il loro peso, proprio a causa di questa reiterata battaglia, tendono ad avere una percezione distorta dell’essere in forma ed esteticamente attraenti.

     

     

    Certo, ormai si assiste a una viziosa e circolare influenza tra i criteri estetici veicolati dalla moda e quelli provenienti dalle convinzioni diffuse sul concetto di bellezza: troppo spesso la magrezza diventa l’unico criterio estetico. Questo influenza pesantemente non solo l’immagine del bello, ma anche le modalità per raggiungere tale scopo. Se il mio concetto di bellezza è quello delle statue “greche classiche”, cercherò di curare l’armonia del mio corpo sviluppando la tonicità muscolare e l’efficienza atletica. Questo significa che starò attento all’alimentazione e all’attività fisica, che mi garantiscono questo effetto e di conseguenza i miei comportamenti saranno orientati all’assunzione di stili di vita salutari.

     

     

    Ma se il mio concetto di bello corrisponde alla magrezza emaciata alla “Kate Moss”, non potrò che seguire una dieta iperrestrittiva e praticare una attività fisica estenuante che eviti la formazione di una qualsiasi forma di muscolatura. Di conseguenza, la perversa escalation dell’equazione bello uguale magro conduce ad effetti devastanti, in quanto distorce la cognizione e la percezione dell’esteticamente bello e si associa a stili di vita che hanno poco a che fare con il concetto di salute e benessere.  Il meccanismo fuorviante è quello che si produce nella mente delle persone che, esercitando costantemente lo sforzo di dimagrire, identificano il più bello con il più magro. Più dimagrisco e più sono attraente, e non è un caso che, in una percentuale sempre crescente di giovani, questo processo conduca ad una sorta di “anoressia mentale”. Queste persone sacrificano sull’altare dell’essere magri, tutto ciò che può apparire pericoloso, costringendosi a continue rinunce nei confronti delle sensazioni piacevoli, poiché proprio queste rappresentano dei veri e propri attentati alla loro “immagine corporea”. Questa grave patologia, non è altro che una forma di astinenza dal piacere alimentare e non solo; se reiterata nel tempo diventa una compulsione incontrollabile alla lotta contro gli assalti delle tentazioni, astinenza che si trasforma così in una prigione da cui è difficile evadere.       

     

     

    Nessuno può vivere senza piacere, ma è l’equilibrio nella gestione del rapporto fra salute e piacere che può portarci alla “bellezza” . Bellezza intesa come fiducia e consapevolezza nelle proprie risorse personali, bellezza intesa come responsabilità di realizzare e mantenere ciò che nessun’altro può fare al nostro posto… occuparsi e prendersi cura di noi stessi è la base per il nostro benessere.

     

     

    Parafrasando Nietzsche, la salute intesa in senso pieno, sia fisico sia mentale, non è uno stato, bensì un obiettivo, il fine ultimo di ogni nostra azione; l’egoismo è una componente necessaria per la felicità, perché mancare di egoismo significa negare a se stessi il diritto e la possibilità di godere dei piaceri della vita

     

    www.albertofatticcioni.com

  • Ode ai Personal Trainer

    Hanno tute che penalizzano i fisici statuari, ma hanno soprattutto una pazienza fuori dal comune.

     

    Sono i Personal Trainer, figure di riferimento di molte palestre frequentate da clienti-atleti esigenti, oppure pigri, viziati o perfettini, con pochissimo tempo a disposizione e obiettivi ambiziosi.

     

    Purtroppo questi professionisti non fungono solo da motivatori atletici, da allenatori con tabelle e schede e tempi di recupero alla mano.

     

    Il loro ruolo somiglia più a quello di un amico confidente travestito da counselor, talvolta da psicologo, da prete nel confessionale che al posto dei “Padre Nostro” utilizza serie e ripetizioni …anzi, solo un confidente, nel senso che il Personal Trainer ascolta e basta…

     

     è perfetto, perché non giudica, non parla.

     

    I personal trainer sopportano con rassegnazione le sofferenze dovute alle vicissitudini dei propri clienti, si fanno carico dei tormenti altrui condividendoli, talvolta sdrammatizzandoli e ridimensionandoli.

     

    Non si arrabbiano mai quando un appuntamento viene disdetto per l’ennesima volta all’ultimo momento,

    non si irritano mai per i ritardi che si ripetono con una precisione matematica e

    non si abbattono mai quando il frutto di anni di studio e di esperienza sul campo viene messo in discussione dall’ultima moda del fitness apparsa su un giornale scandalistico.  

     

    Inoltre sopportano, i rimproveri ed i richiami addirittura scusandosi per l’appuntamento che è saltato per colpa loro, magari perché il Personal Trainer in quanto “paladino della salute” non ha il diritto di prendersi un’influenza; senza dimenticare le paternali che qualcuno si prende il diritto di fare perché il povero PT arriva con 5 minuti di ritardo. 

     

    Ma i personal Trainer senza bestemmiare una sola volta il proprio Dio vanno avanti, non si sa per quale missione, non si sa per quale vocazione. Ma loro sanno che non bisogna giudicare il proprio cliente, e si sfogano, diventando finalmente allenatori con superserie, acido lattico e tante ripetizioni ad esaurimento… perché alla fine il rapporto si ristabilirà, in quanto l’uno non può fare a meno dell’altro.

     

    Qualcuno penserà che sono i PT a cercarsi questo, che nessuno li obbliga a fare questo lavoro, che potrebbero usare comportamenti per tenere a “distanza” i propri clienti; ma gli esseri umani sono animali sociali, bisognosi di protezione, sicurezza e gratificazione in quel luogo turpe ed ostile chiamato palestra; e per questo ci sono i Personal Trainer che nella loro “missione” non possono lavorare con un eccesso di distanza in quanto questo comporta un eccessivo tecnicismo che porterà la persona a sentirsi trascurate, a smettere.

     

    Ed ecco quindi il personal trainer che ti aspetta a braccia aperte..

     

    arrivano quindi signore stressate dal ménage familiare: domestica da istruire ogni mattina, bimbi da accompagnare a scuola, magari l’obbligo di essere presenti a casa per il pranzo con il marito manager dalle salde abitudini domestiche. Donne perse tra creme antietà, sole e tintarella per arrivare il venerdì sera nel locale alla moda senza sfigurare.

     

    Manicure e pedicure, depilazione e colore che sembri il più naturale possibile, e poi il guardaroba per essere all’altezza della moglie dell’amico del marito. Ma soprattutto “ventre piatto, gluteo tonico e braccia sode caro mio”, “sai, vado spesso a cena fuori e posso venire in palestra solo una volta a settimana”.

    E lui paziente e rassegnato, che ti dice che stai bene, che i muscoli stanno reagendo al training, che il grasso corporeo sta diminuendo, e ti passa i manubri per un’altra serie di ripetizioni che servono tanto a quel tricipite li, che di anno in anno però cala sempre di più in quanto vengono ignorati gli sforzi del tuo PT che ti invita ad allenarti almeno tre volte a settimana ed a cambiare le abitudini alimentari.

     

    Poveri personal trainer;

     

    ci sono persone in soprappeso o obese che sbuffano per ogni minuto in più sul tapis roulant ma fanno un’ora a settimana perché glie l’ha detto il medico e in quell’ ora vogliono perdere i chili di grasso accumulati in anni di bagordi alimentari.

     

    E poi i quarant’enni a caccia di belle fanciulle in tuta da ginnastica che ti raccontano cosa hanno fatto/bevuto/mangiato/fumato la sera prima, i professionisti venuti in palestra con la fuoriserie di lusso che ti raccontano che la “bambina” fa 3 km con un litro ma che sono in ritardo sul pagamento delle lezioni ed elemosinano uno sconto sull’onorario pattuito.

     

    Poveri personal trainer, equilibristi relazionali che come una pulce d’acqua si muovono senza far torto a nessuno nel mare dei loro rapporti interpersonali.

     

    Ma comunque ode ai personal trainer adesso e per sempre, sono tutto e nulla, non perdono mai la pazienza e per questo dovrebbero remunerarli di conseguenza!

     
  • Mente, cervello, identità personale e plasticità neuronale

    Il cervello umano contiene 100 miliardi di neuroni collegati tra loro da oltre 100 000 miliardi di connessioni. Il cervello è una infinita serie di circuiti, grossa parte dei quali sono un circuito unico. Il cervello si articola con un milione di miliardi di connessioni; il risultato finale di questa irripetibile rete di connessioni è la nostra identità personale, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

     

    Il cervello è “l’hardware” e le sue connessioni cambiano continuamente; ci sono una marea di sostanze e di azioni che sono in grado di innescare e modificare le connessioni fra neuroni, ma queste, chi le stabilisce? Da cosa dipendono?

     

    Il punto dal quale partire è che il cervello è innanzitutto un’entità biologica. La prima fonte per la determinazione del cervello sono i geni. L’embrione si sviluppa secondo le leggi dell’ereditarietà, il che influisce pesantemente sulla struttura di partenza del nostro cervello.  Ma non è tutto. Nonostante nasciamo con una certa predisposizione neurologica, sono anche gli avvenimenti esterni a determinare l’identità personale.

     

    La riorganizzazione della struttura del cervello è infatti uno dei più potenti mezzi adattativi che l’uomo abbia e sottende principio di sopravvivenza. Questa capacità di rimodellamento cerebrale chiamata plasticità neuronale si esprime in natura nella relazione tra la predisposizione genetica e gli input che giungono dall’ambiente esterno. Creando delle vie privilegiate fra le diverse aree del cervello ed escludendone altre, le esperienze stimolano una risposta di tipo adattivo che viene scelta come opzione tra le mille disponibili. Questa interazione ci rende possessori di una mente unica e irripetibile. E tutte, anche le esperienze fin dal primo momento postnatale, hanno una funzione praticamente indelebile sullo sviluppo della nostra mente e della nostra personalità.

     

    Il terzo importante componente a partecipare alla formazione della nostra identità personale è “il caso. L’essere umano si può definire un’entità complessa in quanto la sua essenza non è semplicemente il risultato della somma delle sue componenti, ma molto di più: è un qualcosa di irripetibile e imprevedibile, originato da unità semplici,  le cellule, che interagendo danno vita a elementi nuovi, per esempio il pensiero, che non è la somma delle singole cellule che ci compongono. Così come l’uomo anche il mondo si muove solo apparentemente in modo razionale, in realtà  il suo moto è “caotico”.

     

     Accettato il caso e la complessità è possibile parlare anche di un “cervello intenzionale”, ovvero delle azioni che mettiamo in atto per stimolare le nostre potenzialità di sviluppo e crescita. Intenzionalità, intenzione di o da qualcosa; in questo caso è come se ci fosse la volontà di creare “ nuove connessioni”. Queste sono le caratterizzanti di base che guidano il rapporto fra cervello (l’hardware), la mente (il sistema operativo), il pensiero (i software) e l’identità personale (il tipo di computer nella sua interezza). 

     

    www.albertofatticcioni.com
  • La dieta ottimale: Calorie Vs Macronutrienti - Perdita di peso Vs Perdita di grasso

    Facciamo chiarezza

    In questo articolo verranno integrate posizioni apparentemente incompatibili od opposte sull'alimentazione; per la precisione, per quello che probabilmente è il dibattito più vecchio della scienza dell'alimentazione: calorie vs. macronutrienti.

    La "vecchia scuola" dell'alimentazione, dice che la perdita o il guadagno di peso dipende esclusivamente dalle calorie e che "una caloria è una caloria", qualunque sia la fonte (carboidrati, grassi o proteine). Questa posizione si basa su alcuni dati che portano a questa conclusione.La "nuova scuola" di pensiero sull'argomento, dice che perdere o guadagnare peso dipende in realtà dalla provenienza delle calorie (carboidrati, grassi o proteine). Cioè, si pensa che il concetto base della vecchia scuola "una caloria è una caloria" sia sbagliato. Si è giunti a questa conclusione usando varie linee di prova ragionevoli.È un dibattito che va avanti da decenni fra professionisti e scienziati nel settore dell'alimentazione, della biologia, della fisiologia, dello sport e di altre discipline. Il risultato sono consigli contrastanti e un bel po' di confusione nella gente.

    Siamo arrivati ad un punto dove ci sono conoscenze ed evidenze scientifiche sufficienti per parlare di una "Teoria Integrata dell'Alimentazione" e le evidenze scientifiche continueranno (con alcune possibili correzioni) a consolidare la teoria come fatto.

     

    UNA CALORIA è UNA CALORIA

     

    La vecchia scuola dell'alimentazione, che spesso riunisce la maggior parte dei nutrizionisti dice che una caloria è una caloria e per quanto riguarda il guadagno o la perdita di peso il tutto dipende strettamente dal rapporto "calorie assunte/calorie bruciate". Tradotto, se "bruciate" più calorie di quelle che assumete perderete peso indipendentemente dalla fonte calorica; se assumete più calorie di quelle che bruciate guadagnerete peso, indipendentemente dalla fonte calorica.

    Questa visione dell'alimentazione si basa sul fatto che le proteine e i carboidrati apportano circa 4 calorie per grammo, che i grassi contengono circa 9 calorie per grammo e che la fonte di queste calorie è irrilevante.Tuttavia, il dogma "calorie assunte/calorie bruciate" non prende in considerazione la ricerca recente che dice che carboidrati, grassi e proteine esercitano effetti molto diversi sul metabolismo attraverso tantissimi percorsi, come effetti sugli ormoni (per es. insulina, leptina, glucagone ecc.), effetti sulla fame e sull'appetito, effetti termici (produzione di calore)... e altri 1.000 effetti.

    Questa scuola di pensiero ignora molti studi che hanno scoperto che le diete con percentuali diverse di macronutrienti e assunzione calorica identica esercitano effetti diversi sul dimagrimento, sulla composizione corporea, sui livelli di colesterolo, sullo stress ossidativi ecc...Per esempio, adesso sappiamo che grassi diversi (per es. oli di pesce vs. grassi saturi) esercitano effetti molto diversi sul metabolismo e sulla salute in generale. Carboidrati diversi esercitano effetti diversi (per es. indice glicemico [IG] alto vs. IG basso). E proteine diverse possono esercitare effetti diversi (per es. rapporto proteine totali/proteine assimilate) sulla composizione corporea.

     

     

    LA SCUOLA DI PENSIERO "LE CALORIE NON CONTANO"

     

    Solitamente, questa scuola di pensiero dice che se assumete grandi quantità di macronutrienti  nelle loro percentuali magiche, allora le calorie non contano. Per esempio, chi segue le diete chetogeniche, che prevedono grandi assunzioni di grassi e piccole di carboidrati (per es. Atkins ecc.) spesso dicono che in queste diete le calorie non contano.

    Altri dicono che se mangiate molte proteine e pochi grassi e carboidrati, allora le calorie non contano.

    La verità è che nonostante sia chiaro che macronutrienti diversi in quantità e percentuali differenti esercitano effetti diversi sulla perdita di peso, la perdita di grasso e altri effetti metabolici, le calorie contano. Le calorie sono sempre contate e conteranno sempre.

    La verità alla base di queste diete è che spesso riescono bene a sopprimere l'appetito e perciò la persona dimagrisce semplicemente perché mangiando meno calorie riesce a perdere peso. Spesso però, la perdita di peso ottenuta da queste diete è fatta soprattutto d'acqua e non di grasso, almeno nelle prime settimane. Questo non significa che le persone non possono sperimentare una perdita di peso significativa con alcune di queste diete, però l'effetto spesse volte è il prodotto della riduzione calorica e non degli effetti magici spesso proposti dai fautori di queste diete.

     

     

    UN CONCETTO ESSENZIALE: PERDITA DI PESO CONTRO PERDITA DI GRASSO

     

    Quello che è diventato abbondantemente chiaro dagli studi eseguiti e dai dati del mondo reale è che per perdere peso dobbiamo consumare più calorie di quelle che assumiamo (attraverso la riduzione dell'assunzione calorica e/o l'aumento dell'attività fisica), però sappiamo che diete diverse esercitano effetti diversi sul metabolismo, sull'appetito, sulla composizione corporea e su altre variabili fisiologiche.

     

     

    LA TEORIA INTEGRATA DELL'ALIMENTAZIONE

     

    Le calorie totali determinano quanto peso una persona guadagna o perde; le percentuali di macronutrienti determinano cosa una persona guadagna o perde.

    Per esempio, spesso gli studi scoprono che due gruppi sottoposti alle stesse assunzioni caloriche ma con percentuali molto diverse di carboidrati, grassi e proteine, perdono quantità diverse di grasso corporeo e/o massa magra.

    Alcuni studi, scoprono, per esempio, che chi segue una dieta ricca di proteine e povera di carboidrati perde approssimativamente la stessa quantità di peso persa da un altro gruppo che segue una dieta ricca di carboidrati e povera di proteine, però il gruppo della dieta più ricca di proteine ha perso più grasso e meno massa magra (muscolo). Oppure alcuni studi, usando le stesse assunzioni caloriche ma percentuali di macronutrienti diverse, spesso scoprono che chi segue una dieta più ricca di proteine può perdere meno peso di chi segue diete con più carboidrati e meno proteine, però la perdita netta di grasso è maggiore nelle diete con più proteine e meno carboidrati.Questo effetto è stato riscontrato anche in alcuni studi che hanno confrontato le diete ricche di grassi e povere di carboidrati con quelle ricche di carboidrati e povere di grassi. L'effetto sulla composizione corporea è inoltre amplificato se è coinvolta l'attività fisica.La massa dei dati è chiara: le diete con percentuali diverse di macronutrienti esercitano effetti diversi sulla fisiologia umana, anche quando le assunzioni caloriche sono identiche.

    Come detto recentemente da scienziati della nutrizione "le diete con contenuto energetico identico possono esercitare effetti diversi sulle concentrazioni di leptina, sul dispendio energetico, sull'assunzione volontaria di cibo e sul bilancio azotato, indicando che la qualità della composizione alimentare può indurre degli adattamenti fisiologici indipendenti dalla restrizione calorica".

    Molti studi confermano che le percentuali di carboidrati, grassi e proteine in una certa dieta possono determinare quello che si perde effettivamente (cioè massa grassa, massa magra, acqua) e che le calorie totali esercitano l'effetto maggiore su quanto peso totale è perso.

    Sapendo questo, diventa molto più facile, per le persone comprendere i consigli in circolazione sull'alimentazione apparentemente contrastanti. Una dieta creata affinché una persona perda grasso e conservi più massa magra possibile, non è uguale a una dieta creata semplicemente per ridurre il peso corporeo. Un programma alimentare creato per stimolare la perdita di grasso non è semplicemente una versione con calorie ridotte di un programma alimentare creato per guadagnare peso, e viceversa. Le diete devono essere create con obbiettivo "perdita di grasso", non solo "perdita di peso", però le calorie totali non possono essere ignorate.

    I programmi alimentari creati per guadagnare massa magra partono dal totale delle calorie per poi determinare le percentuali di macronutrienti. Invece, le diete create per la perdita di grasso cominciano con le percentuali corrette di macronutrienti, che dipendono da variabili come al quantità di massa magra, la quantità di grasso corporeo, i livelli di attività fisica ecc., e calcolano le calorie in base alle percentuali appropriate di macronutrienti per ottenere la perdita di grasso con una perdita minima se non nulla di massa magra. Le percentuali di macronutrienti possono però essere piuttosto diverse fra le due diete e anche fra le persone.

     

    Le diete che usano le stesse percentuali di macronutrienti per tutti (per esempio 40-30-30 o 60-25-15) indipendentemente dalle calorie totali, gli obbiettivi, i livelli di attività fisica ecc., saranno sempre non ottimali. Le percentuali ottimali di macronutrienti possono cambiare in base alle calorie totali ed a molte altre variabili.

     

    La Teoria Integrata dell'Alimentazione spiega perché il concentrarsi della stragrande maggioranza delle persone, compresi i medici e i media, sul perdere peso invece che grasso, mancherà sempre di produrre i risultati desiderati dalle persone.

    Infine, la Teoria Integrata chiarisce che la dieta ottimale per perdere grasso, o guadagnare muscolo, o qualsiasi altro obbiettivo, deve prendere in considerazione la quantità (le calorie totali) e anche la qualità (le percentuali di macronutrienti); in questo modo sarà possibile ottimizzare gli effetti metabolici ponendosi domande del tipo: quali effetti avrà questa dieta sull'appetito? Quali effetti avrà questa dieta sul ritmo metabolico? Quali effetti avrà questa dieta sulla massa magra? Quali effetti avrà questa dieta sugli ormoni che facilitano e ostacolano i miei sforzi? Quali effetti avrà questa dieta su...?

     

    Chiedere semplicemente "Quanto peso perderò?" è la domanda sbagliata e porterà alla risposta sbagliata. Per ottenere gli effetti ottimali da una dieta, che vogliate guadagnare o perdere peso, è essenziale fare le domande giuste così da ottenere risposte significative. Fare le domande giuste vi aiuterà sempre ad evitare le trappole delle diete non scientifiche e strutturate male che fanno promesse che non possono mantenere e sono contrarie a quelle leggi della fisiologia umana e della fisica.

    Il concetto di fondo è che se la dieta che state seguendo per guadagnare o perdere peso non prende in considerazione queste cose e/o domande, a questa manca qualcosa.

     

    Scartate le diete che dicono che le calorie non contano. Ignorate i "guru" che dicono di avere delle percentuali magiche per i macronutrienti. Le diete che demonizzano una qualsiasi forma alimentare sono acritiche e tendono al fanatismo. Scartate le diete che dicono di funzionare sempre per tutti, qualunque siano le circostanze ognuno di noi ha bisogno di una dieta diversa!

     

    www.albertofatticcioni.com

Alberto Fatticcioni - Personal Trainer - Firenze
Powered by Community Server (Non-Commercial Edition), by Telligent Systems